ESTETICA DEL BRUTTO: LOMO’S ADVENTURES

Il Novecento, rovesciando gli schemi e i canoni della bellezza Accademica, porta il Brutto a diventare forma d’arte, ad acquistare una sua bellezza – l’estetica del brutto.

A volte il brutto diventa più bello del bello propriamente inteso. Penso all’Art Brut di Jean Doubuffet, al kitsch estremo di Jeef Koons. E per la fotografia …alle foto realizzate con la Lomo.

LOMO è l’acronimo di Leningràdskoe Optico Mechanischéskoe Objedienieine (il Sindacato degli Ottici e dei Meccanici di Leningrado). Una macchina fotografica di plastica, a pellicola, con meccanismi unicamente meccanici. Costruita in Russia negli anni ’80 del Novecento, viene “scoperta” da Matthias Fiegl e Wolfgang Stranzinger, due studenti viennesi in visita a Praga, che trovano la LOMO in un mercatino cittadino. E cominciano subito a scattare foto, a mostrare i loro scatti tra gli amici… e molto velocemente la moda si diffonde.

Ma cos’ha di bello questa macchinetta plasticosa a pellicola, rispetto ad una nuovissima Reflex digitale? Forse è meglio chiedersi cosa non ha. Non ha nessun dispositivo elettronico per misurare velocità dell’otturatore, sensibilità ISO, tempo di esposizione. In breve, non ha nessuna di quelle caratteristiche tanto pubblicizzate che aiutino la persona meno esperta in fotografia a fare delle belle foto, facendogli credere che sia sufficiente una buona macchina fotografica per essere un fotografo professionista.

Per la Lomo è invece l’esatto contrario. Con la Lomo anche un fotografo professionista ha difficoltà a produrre foto tecnicamente ben fatte. Con la Lomo hai sempre quella fastidiosa vignettatura ai bordi – caratteristica degli obiettivi peggiori e più economici; i colori sono spesso o troppo saturi o sbiaditi; non sempre la messa a fuoco è ottimale; spesso le foto sono sovra o sotto esposte.

In breve, tutto il contrario di una bella foto. Ed è appunto nella sua bruttezza che sta la bellezza di questa macchina fotografica: nel sovvertimento di quelle regole “accademiche” che ogni buon fotografo dovrebbe conoscere. Ecco dunque che il brutto non solo diventa bello, ma originale e Artistico (sì, con la A maiuscola).

Un’altra caratteristica della Lomo è l’aleatorietà dello scatto. Non puoi mai sapere cosa ne uscirà quando svilupperai il rullino. E questa casualità è un’altra caratteristica dell’Arte contemporanea del Novecento. Da Duchamp a John Cage. Il caso diventa mezzo necessario del fare artistico.
Nota: la LOMO realizzerà altre due macchinette fotografiche economiche di questo tipo: la Holga 120 con diaframma a f/8 e f/11 (destinata al mercato cinese) e la Diana+.

Volete diventare anche voi cultori della Lomo?
In Rete troverete di tutto e di più…

Some awesome links:
Lomography Official Site.
Lomo Optics (attenzione, questo è il sito dell’industria Lomo, la ui maggior specializzazione è creare ottiche per il mercato militare e scientifico).
Wikipedia sulla lomografia.
Addirittura un tutorial di Photoshop per ottenere l’effetto Lomo.
Se non bastasse c’è anche un software per iPhone che simula la lomografia, ideato dal giapponese di Takayuki Fukatsu.