UN CLASSICO: HENRI CARTIER-BRESSON

Riprendo in mano un classico della fotografia moderna… e il classico mattone da 376 pagine con 462 riproduzioni – GALASSI, PETER (a cura), Henri Cartier-Bresson. Il Secolo Moderno, pubblicato nel 2010 in occasione della mostra al MoMa di New York.

Cos’altro potrei aggiungere sull’opera di questo grande fotografo a cui sono state dedicate mostre, biografie, saggi, analisi delle opere, film e interviste? Poco direte voi, ma provo lo stesso a tratteggiare alcuni aspetti della sua vita e del suo fare fotografia che considero significativi per leggere le sue opere. Per il resto, sfoglio il libro e ammiro per l’ennesima volta i suoi scatti, pietre miliari nella storia della fotografia del Novecento.

Due righe anche su questa pubblicazione – tradotta in Italia da Contrasto Due Srl. Come ogni buon catalogo di una Mostra, il libro presenta le fotografie di Cartier-Bresson a tutta pagina, ha un’esaustiva e attenta presentazione di Peter Galassi, è presente un ben organizzato apparato critico con cronologia delle principali mostre fotografiche e pubblicazioni ed un’ampia bibliografia e filmografia di riferimento. Molto interessante e ben curata – con tanto di cartine geografiche – anche la cronologia dei viaggi del fotografo intorno al mondo. “Il mondo è la mia casa” diceva Henri Cartier-Bresson.

Cartier-Bresson è il maestro del fotogiornalismo, e di quella che oggi viene chiamata Street-Photography. Terzo di tre fratelli, Cartier-Bresson nasce nel 1908 a Parigi da famiglia agiata – la filiera di cotone Cartier-Bresson, famosa anche fuori dalla Francia – che gli offre la possibilità di seguire le sue aspirazioni e i suoi interessi, e di coltivare una vasta cultura umanistica. Attratto e spinto inizialmente alla pittura dal padre e dallo zio Louise, pittore di professione, Cartier-Bresson arriva alla fotografia alla fine degli anni Venti del Novecento.

Oltre alla sua Parigi, Henri viaggia in Africa (1930), a Marsiglia (19329, in Italia (1933), a Madrid (1934) e a New York (1935) dove – con esito negativo – sia avvicina al cinema offrendo i suoi servigi a G.W.Pabst e a Louis Buñuel. A Parigi collabora con Renoir nel film La Vie est à nous, e nel 1937 dirige il film-documentario Victoire de la vie. Nel 1937, la rivista Verve gli pubblica due foto, e altre due le pubblica nel secondo numero. Sempre nel 1937 Cartier-Bresson lavora – con regolare stipendio – per il quotidiano comunista Ce Soir.
Sono del periodo precedente al 1947 gli scatti più conosciuti di Cartier-Bresson, che lascio spiegare a lui, in una frase – famosa anche questa – che descrive la sua poetica.

“Per me la fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento, così come della precisa organizzazione delle forme che danno all’evento la giusta espressione”.

Ma è solo dopo il 1947, con una mostra al MoMa di New York, che le fotografie di Cartier-Bresson raggiunsero una vasta eco anche tra il grande pubblico. Da quell’anno Cartier-Bresson lavora per la Magnum e si reca in Asia a fare servizi fotografici. Lo sviluppo sociale crea in quegli anni due elementi che saranno fondamentali nella comunicazione sociale occidentale: la rivista fotografica e la figura del fotoreporter.

“Penso che il concetto di artista provenga dalla borghesia del XIX secolo. Ogni essere umano sensibile è potenzialmente un artista. Poi interviene la concentrazione ecc.: Mozart e Haydn erano dipendenti stipendiati in case private. Quanto a noi fotoreporter, non facciamo altro che tenere un diario di viaggio.”

Cartier-Bresson inizia a fotografare con una Krauss, ma poi passa alla Leika. Viaggia e lavora con due macchine fotografiche e tre obiettivi – da 35, 50 e 135mm. A partire dal viaggio in Asia, Cartier-Bresson utilizza la pellicola da 30 metri che gli invia la Magnum e che lui poi taglia e inserisce nei rullini che numera in sequenza partendo dal numero 1. Nel 1976 arriva al rullino numero 14.000.
Dopo il viaggio in Asia, dove documentò gli ultimi giorni di vita del Mahatma Gandhi e le cui foto vennero utilizzate sulle pagine di Life, Illustrated, France Illustration e Sie und Er, la fama di Cartier-Bresson cominciò ad aumentare. Life gli commissionò un servizio su Pechino, e nel 1949 Cartier-Bresson era diventato il fotoreporter più conosciuto a livello internazionale.

Non volendo fare qui una sua biografia, e non essendo questo breve post il contesto più adatto, vi invito – per una più approfondita conoscenza del fotografo – a vedere i numerosi siti in rete o a consultare i numerosi libri dedicati a Cartier-Bresson o il catalogo in esame.

Alcune frasi / aforismi del Maestro

“Photographier: c’est mettre sur la même ligne de mire la tête, l’œil et le cœur. C’est une façon de vivre.”

“Photography is nothing. It’s life that interests me.”

“A volte c’è un’unica immagine la cui struttura compositiva ha un tale vigore e una tale ricchezza e il cui contenuto irradia a tal punto al di fuori di essa che questa singola immagine è in sé un’intera narrazione.”

“È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.”

“Per me la fotografia non è cambiata dalle sue origini, tranne negli aspetti tecnici, che non sono la mia maggiore preoccupazione.”

OTHER INFO
Il web è pieno di riferimenti all’opera e alla vita di Cartier-Bresson.
978,000 risultati con Yahoo; 5,590,000 con Google; 921,000 con Bing (beta).
Ne ho selezionati alcuni, per il resto fate voi… e buona ricerca.

La classica e libera Wikipedia.
Fondazione Henri Cartier-Bresson, in francese.
Ritratti di Cartier-Bresson, in inglese.
I 10 consigli per la Street-Photography, in italiano.
When photography becomes art.
Un articolo dal blog Luci Distorte.

Analisi della composizione fotografica in Cartier-Bresson
Elementi di composizione in fotografia.
Elemtes of Design – Lines.
See shapes.
5 Photo Composition Hints.
Cos’è una foto bressoniana?