IMMAGINI FORTI: WILLIAM KLEIN

La street-photography come non l’avete mai immaginata. Immagini forti, aggressive, colorate. Tutto questo è William Klein, fotografo statunitense – è nato a New York nel 1928 – che sintetizza nei suoi scatti la Torre di Babele del contemporaneo.

In un’epoca caratterizzata da guerre, rivoluzioni, melting-pot, innovazioni tecnologiche, nuovi stili sociali, William Klein ha sovvertito i canoni dell’umanesimo classico rinnovando l’immagine fotografica e collocandola in un nuovo piano urbano e sociale: il disordine delle grandi metropoli. Ma il suo intento non è quello di creare un nuovo ordine, ma di lasciare che il disordine divampi da oggetti, persone, architetture.
Un’altra grande caratteristica di questo fotografo – che inizialmente vuole fare il pittore – è la realizzazione di fotografie che ha una indubbia valenza pittorica ottenuta attraverso il colore, la luce, il movimento dilatato (il fremito della vita stessa).

Anche il modo con il quale fotografa ha un significato nuovo e dinamico. Egli vive con la folla, fa il “paparazzo”, si mescola con il sociale e cattura immagini immedesimandosi nell’atmosfera di un luogo o di un momento. Spesso utilizza un grand’angolo perché i soggetti della sua fotografia sono un tutt’uno con la realtà sociale nella quale si trovano immersi. Così in Klein la linea di divisione che può separare Arte e realtà viene a mancare. Dei suoi libri – di cui Klein curava testi e impaginazione – Pasolini dirà che “occorreva un newyorkese perché i romani si conoscessero a fondo”. Di simile visione anche Alberto Moravia, che riconosce a Klein una “visione impressionante ma terribilmente esatta”.

Più che collaborare con riviste, Klein scrive e pubblica libri sulle maggiori città del mondo, e di Tokyo scrive:

Tokyo è un caos disegnato da un cieco, ma questo fa venir in mente che la chiave dell’arte del XX secolo, della sua architettura e dell’urbanistica, ha probabilmente origini giapponesi.

Cos’altro dire? Cominciamo con il guardare le sue foto.

OTHER INFO
Su Wikipedia.
Biografia del fotografo.
Artworks for sale.
The season of William Klein.
William Klein Books and Exhibition Catalogues.
William Klein at Art.sy.

Ma l’importanza di Klein va oltre il territorio statunitense, e il suo modo di concepire la fotografia influenzerà anche molti artisti italiani che, utilizzeranno lo strumento del libro fotografico per svolgere delle interessantissime indagini sociologiche sotto l’occhio realistico dell’obiettivo della reflex.
Oltre al drammatico Milano, Italia (1959) di Mario Carrieri, voglio ricordare:
Venise des Saisons (1965) di Berengo Gardin (con testi di M. Soldati e G. Bassani);
Morire di classe (1969) di Carla Cerati e Berengo Gardin, libro manifesto sulla situazione dei manicomi e dei loro internati, realizzato con la collaborazione di Franco Basaglia
Venezia muore (1970) di Giorgio Lotti;
I travestiti (1972) di Lisetta Carni, che ha poco successo e trova la diffidenza degli stessi librai che si rifiutano di esporlo;
Scoprirsi donna (1977) di Angelo Cozzi.