BREVISSIMA DISSERTAZIONE SULLA COMPOSIZIONE IN FOTOGRAFIA

Una fotografia che voglia essere artistica o comunque dare un senso estetico maggiore rispetto ad una fotografia semplicemente documentaria, prende a prestito un termine accademico, quello di composizione.
La composizione è una certa maniera di mettere insieme le cose. Possono essere note musicali (e si fa riferimento all’armonia e al contrappunto), persone od oggetti dipinti, scolpiti o incisi.

La composizione fotografica prende a prestito una serie di codici del linguaggio pittorico che si è costituito nella nostra società Occidentale ed è stato istituzionalizzato dalle Accademie di Belle Arti. Mettendo, per esempio, a confronto una composizione pittorica bizantina e una del nostro Rinascimento, si vedranno delle differenze non solo compositive ma anche una sensibilità diversa nel trattamento dei corpi e dello spazio. Alcuni studiosi di critica dell’arte hanno teorizzato alcune coppie di opposti che possono aiutarci a leggere un quadro (o una fotografia). Mi riferisco in particolare al Wölfflin (1864-1945) e ai suoi Principi fondamentali della storia dell’Arte, dove vengono elencate cinque coppie di contrari che spiegano lo sviluppo stilistico nelle varie epoche:
lineare versus pittorico
senso di superficie versus senso di profondità
forma chiusa versus forma aperta
molteplicità versus unità
chiarezza assoluta versus chiarezza relativa

In seguito gli psicologi della Gestalt hanno contribuito a teorizzare una serie di categorie determinanti nella percezione delle forme, e in seguito il Gombrich ha ulteriormente sviluppato l’argomento introducendo i concetti antinomici di ordine e disordine /Cfr. a questo proposito GOMBRICH, E. H., Il senso dell’ordine: studio sulla psicologia dell’arte decorativa, Torino Einaudi, 1984 ).
Ecco le principali regole di organizzazione della percezione teorizzate dagli studiosi della Gestalt Theorie:

  1. buona forma (la struttura percepita è sempre la più semplice);
  2. prossimità (gli elementi sono raggruppati in funzione delle distanze);
  3. somiglianza (tendenza a raggruppare gli elementi simili);
  4. buona continuità (tutti gli elementi sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo);
  5. destino comune (se gli elementi sono in movimento, vengono raggruppati quelli con uno spostamento coerente);
  6. figura-sfondo (tutte le parti di una zona si possono interpretare sia come oggetto sia come sfondo);
  7. movimento indotto (uno schema di riferimento formato da alcune strutture che consente la percezione degli oggetti);
  8. pregnanza (nel caso gli stimoli siano ambigui, la percezione sarà buona in base alle informazioni prese dalla retina).

Ma primi tra tutti, sono stati i greci a fissare i canoni di bellezza classica, sia in scultura che in architettura – aihmè ci mancano gli originali della pittura – trovando quel bellissimo rapporto matematico che è la sezione aurea.
Ora, dovrei spendere un libro per parlare in modo accurato di tutti questi studi e ricerche, cosa che non ho intenzione di fare, almeno per adesso. Serva però come premessa, che non si pensi che l’unica cosa da sapere per la composizione fotografia è la regola dei terzi!

Questa regola, che adesso trovate anche sulle macchine digitali consumer, è un reticolo di linee orizzontali e verticali. I quattro punti dove queste linee si congiungono rappresentano i punti di maggior interesse visivo. Ma lasciatemi dire che non basta la regola dei terzi per rendere una foto bella. Ci sono altri elementi… e a volte è necessario trasgredire le regole, inserirne di nuove o, in generale, sperimentare altri punti di vista – così come fece Masaccio rispetto alla tradizione pittorica bizantina.

Un altro elemento compositivo tipico della tradizione classica è la simmetria: una montagna che si specchia su un lago, due sedie in una stanza vuota.
Ci sono anche le linee diagonali di paesaggi o persone immortalate nelle fotografie. Le linee diagonali creano dinamisco e rappresentano una direzionalità. Delle rotaie dritte che si perdono nella nebbia, le finestre di un grattacielo…
Interessanti sono anche le linee curve, non solo nei paesaggi – penso al classico paesaggio toscano con la stradina che sale su una collina e i cipressi.

Ma non finisce qui. C’è il bianco e nero e il colore. E c’è la profondità di campo (bokeh e panning, ad esempio). Tutti elementi che possono arricchire la composizioni di ulteriori significati emozionali. In buona sostanza, la regola dei terzi non è la sola cosa sufficiente per fare delle belle foto. Spero che questo concetto vi sia già chiaro.

Perché c’è un altro elemento che va oltre la composizione, che la mette in secondo piano e che è una caratteristica fondamentale, intrinseca al mezzo, nell’immagine fotografica. Il concetto de: COGLI L’ATTIMO. Riuscire ad immortalare quel preciso istante, quella precisa azione. Nè un secondo prima, nè un secondo dopo. Proprio quell’attimo – Cartier-Bresson docet!

Dunque buoni scatti e… buona lettura. Una bibliografia minima su regole compositive e percettive, per chi vuole approfondire l’argomento – ve la consiglio vivamente. Non vi dico di passare anni chini su libri – ci mancherebbe altro -, ma di leggerne almeno uno, se già non l’avete fatto. Troverete spunti e riflessioni per arricchire le vostre fotografie.

ABRUZZESE, A., Lessico della comunicazione, Meltemi, Roma 2003
ANOLLI, L., Psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna 2002
APPIANO, A., Comunicazione visiva, Utet, 2008
APPIANO, A., Comunicazione visiva. Apparenza, realtà, rappresentazione, Utet, 2008
ARNHEIM, R., Verso una psicologia dell’arte, Einaudi, Torino, 1969
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FIORANI, E., Grammatica della comunicazione, Lupetti, Milano 1998
GOMBRICH, E. H., Arte e illusione, Einaudi, Torino 1965
GOMBRICH, E. H., Il senso dell’ordine: studio sulla psicologia dell’arte decorativa, Torino Einaudi, 1984
JOLY, M., Introduzione all’analisi dell’immagine, Lindau, Torino 1999
MAIOCCHI, M. PILLAN, Design e comunicazione, allinea editrice Firenze 2009

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