IL PUNTO DI VISTA

Prendo a prestito un piccolo ma interessante libro di Joël MagnyIl punto di vista. Dalla visione del regista allo sguardo dello spettatore, Lindau, Torino 2004 – per sottolineare un aspetto della fotografia che spesso si dà per scontato, quasi fosse una cosa naturale come l’alzarsi dal letto… o il respirare.
Si tratta, come avete già capito, del punto di vista.

Nell’era della fotografia digitale la pubblicità non ci insegna ad osservare, ma solo a guardare. Guardi e scatti. Dopo la fine dei rullini a pellicola la Kodak ha cercato la competizione nel mercato con macchine fotografiche digitali – dalla Kodak Slice alla EasyShare, etc. Ci coccolerà ancora una volta con il suo slogan “Al resto ci pensiamo noi…”?
Non mi sono molto informato su questo aspetto, perdonatemi. Quindi guardate… ma non scattate! Il bravo fotografo sa che il punto di vista è di fondamentale importanza nell’estetica della foto. Evitate certi errori comuni, come il fotografare i bambini dall’alto. Il buon fotografo sa che il suo sguardo deve innanzitutto far vedere bene l’oggetto – agli altri possibilmente, oltre che a se stesso.

Il libro che mi ha ispirato nello scrivere questo post, tratta essenzialmente il punto di vista nel cinema, dove la sua importanza è di indubbio valore nella struttura stessa della narrazione. Pensate ai punti di vista soggettivi o alla bellissima sequenza del bambino che percorre le stanze dell’albergo con il triciclo nel film Shining di Kubrick – o ancora, avete visto La finestra sul cortile di Hitchcook?

Sono convinto – motivo secondo, ma non meno importante nella stesura di questo post – che chi si avvicina alla fotografia… guarda, scatta… insomma, vorrebbe che la fotografia coincidesse con il suo sguardo, perché sembra così naturale… che non ci si fa caso. Invece è essenziale prestare attenzione a come guardiamo l’oggetto che fotografiamo e allo spazio che lo circonda – ed ecco allora che il nostro guardare si trasforma in osservare.

Facciamo un esempio concreto: il ritratto.
Inquadrare un soggetto dall’alto verso il basso ne sminuisce l’importanza; inquadrarlo dal basso verso l’alto gli dà un effetto di senso di maestosità, di ieratica importanza. Interessante l’uso dell’inquadratura per diminuire certi difetti nella forma del volto. Una mandibola grande viene diminuita con un’inquadratura dall’alto verso il basso; una fronte piccola si accentua con un’inquadratura dal basso verso l’alto; una faccia rettangolare si ammorbidisce con un’inquadratura di tre quarti. E non meno importante è la scelta dello sfondo, i cui elementi possono essere d’aiuto a svelare la personalità del soggetto fotografato – e ben lo sapevano i pittori del Rinascimento, soprattutto i ritrattisti di corte e quelli della nascente classe di commercianti, dove gli elementi dello sfondo indicavano esplicitamente, o attraverso simbolismi, la classe sociale del soggetto dipinto ma anche il suo credo morale, religioso, ideologico.

Perché allora questo libro che tratta esclusivamente di cinema?
Perché anche la fotografia è

“[…] un punto di vista da cui qualcuno osserva […]”. (MAGNY, 2004, pag.29).

Anche se non è inquadrato il fotografo c’è, ed è lui che attraverso un’immagine cerca di raccontare una storia…

Ce ne sarebbero ancora tante di cose da scrivere a proposito di inquadrature e punti di vista. Ma mi fermo qui. Sono stato forse troppo sintetico?

Appendice al post (tutte le definizioni sono del Devoto-Oli)
Guardare: soffermare, volgere lo sguardo su qualcosa o su qualcuno; osservare.
Osservare: guardare con attenzione, esaminare, scrutare.
Punto di vista: quello dal quale viene osservato l’oggetto (fig., modo particolare di intendere o di valutare una realtà: dal suo p. di vista ha ragione);

teiera