LUNGO IL FIUME DELLE DOMENICHE

Questo bel libro della collana Motta Fotografia – vecchio ma buono – è interessante non solo per illustrarci l’opera di Willy Ronis (Parigi, 14 agosto 1911 – 12 settembre 2009), figura centrale della fotografia umanista francese e collaboratore di testate locali e internazionali come Time e Life, ma anche per poter essere un esempio di quello che tutti noi fotografi o aspiranti tali possiamo fare: un servizio fotografico a tema libero. In questo caso, la vita dei parigini Lungo il fiume delle domeniche.

L’obiettivo di Ronis cattura normali attimi di vita quotidiana (le 48 fotografie selezionate del libro vanno dal 1947 al 1991) : giocatori di tarocchi, persone che suonano e ballano, bambini che giocano, innamorati lungo le sponde della Senna…
Come si legge in seconda di copertina del volume:

L’attività creativa di Ronis è centrata totalmente sulla rappresentazione di Parigi e della sua gente, nella consapevolezza che la vera avventura e la vera emozione si possono trovare solo nella quieta normalità del proprio ambiente quotidiano; per questo motivo le sue fotografie rivelano in maniera inedita il rapporto profondo che lega Parigi alla Senna ed al suo sistema fluviale e, nel corso del tempo, sono diventate un archivio sentimentale della capitale francese, una straordinaria memoria dell’identità del suo popolo.

Quindi questo post vuole anche essere un invito a prendere la macchina fotografica e provare a fare un piccolo reportage sugli elementi più caratterizzanti della nostra città, sul rapporto tra persone e spazi urbani. Ma anche, a distanza di tempo, per un confronto tra abitudini, mode, comportamenti, spazi e architetture urbane.

Allora sembrava che la domenica avesse un valore supremo. Non si parlava ancora di week-end, il televisore era cosa da ricchi. E la città brulicava di gente. I lavoratori approfittavano delle ventiquattr’ore di libertà per andare a respirare l’aria delle strade, con il sorriso di un re che si sente libero dall’assillo dei pensieri e dei cortigiani. Una furtiva sospensione dello sconforto, dell’inquietudine, dei dispiaceri. […]
Nel giorno del riposo non si indossa più il vestito più bello, anzi, è di rigore l’abbigliamento disinvolto. Di anno in anno, cambiano gli usi, l’ansia per il futuro si fa più intensa, la strada fa sempre più paura. Ma il fiume ha sempre i suoi fedeli frequentatori. (testo di N. Simsolo, pag. V e VIII)

Willy Ronis. Lungo il fiume delle domeniche, Federico Mottta Editore, 48 pagine, Milano 1994,Lire 38.000, testo di Noel Simsolo.

 

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