DIDASCALIE E INTERPRETAZIONI

Non c’è niente di più chiaro e di più ambiguo di una fotografia.
Una foto ci mostra il reale e nessuno ha difficoltà a leggere nella foto i rappresentanti dei soggetti del mondo – a meno che, per intenzione del fotografo, questi vengano appositamente celati con sfocature, primissimi piani o altro che esulano da una rappresentazione descrittiva del soggetto.

Ma nella lettura di una fotografia, entrano in gioco i rapporti che possono stabilirsi tra i vari oggetti fotografati e la narrazione che tendono a trasmetterci. Qui interviene l’interpretazione. E per disambiguare il significato di una foto si ricorre alla didascalia.

Il gatto nero che vedete nella foto è vivo o è morto? È stato gettato nel prato verde da qualcuno? È morto di morte naturale o ha mangiato qualcosa di avvelenato?
Chi scrive la didascalia ha il compito di specificare uno dei possibili significati della fotografia, escludendo gli altri possibili.
Ma la didascalia può non rispecchiare la situazione reale, e può essere stata messa apposta per falsificare la realtà. Un esempio concreto ce lo offre Fred Ritchin:

Nel 2006 la World Press Photo, di base ad Amsterdam, selezionò come foto dell’anno un’immagine del fotografo residente a New York Spencer Platt. La foto mostra alcuni giovani libanesi che guidano in una zona di Beirut parzialmente distrutta dopo il conflitto con Israele (una ragazza nella vettura sta girando un video con il cellulare). […]
I soggetti della foto […] vennero intervistati uno ad uno dopo che l’immagine ricevette grande diffusione e fu selezionata come foto dell’anno dalla World Press Photo. Misero in discussione la didascali, che recitava: «Ricchi libanesi fanno un giro in auto per guardare un quartiere distrutto». Quattro dei cinque soggetti vivevano in quel quartiere ed erano tornati lì per verificare i danni alla conclusione del conflitto con Israele. Bissan Maroun, impiegata in banca che nella foto tiene in mano il suo cellulare, disse alla BBC: «Non siamo ragazzi ricchi, in realtà siamo della classe media, quindi l’impressione comunicata dalla fotografia è sbagliata». (F.Ritchin, Dopo la fotografia, Einaudi, Torino 2012, pagg.169-170)

In questi e in altri casi – suggerisce Ritchin – le tecnologie digitali e in particolare il web 2.0 possono diventare non solo strumenti partecipativi per commentare le foto, ma anche strumenti di verifica dell’autenticità della foto – altro elemento fondamentale della fotografia digitale – e del suo significato. Gli stessi soggetti della foto potrebbero diventare gli interpreti del contenuto dell’immagine. Questo possibile sviluppo della fotografia digitale non viene ancora preso in considerazione, e le immagini vengono ancora “confezionate” come accadeva nel secolo scorso, quando esisteva solo la pellicola e l’attività di redazione dei media.

Il gatto, comunque, stava dormendo…