Non è un obiettivo da avifauna!

Esperienze con il Tamron 70-210 mm F/4 VC USD e... le cicogne

Se desiderate immortalare cardellini, anatre marzaiole, aironi guardabuoi, garzette, fringuelli, cinciallegre, ghiandaie, poiane, balestrucci, gheppi, picchi, rondini e rondoni... allora per prima cosa dovete esercitare la pazienza.

E non crediate che sia cosa facile. Ecco cosa ne scrive Sant’Agostino:

È risaputo che la pazienza retta, degna di lode e del nome di virtù, è quella per la quale con animo equo tolleriamo i mali, per non abbandonare con animo iniquo quei beni, per mezzo dei quali possiamo raggiungere beni migliori. Pertanto chi non ha la pazienza, mentre si rifiuta di sopportare i mali, non ottiene d’essere esentato dal male ma finisce col soffrire mali maggiori. I pazienti preferiscono sopportare il male per non commetterlo piuttosto che commetterlo per non sopportarlo; così facendo rendono più leggeri i mali che soffrono con pazienza ed evitano mali peggiori in cui cadrebbero con l’impazienza.

Ma la pazienza è la prima cosa: pazienza che l’animale si faccia vedere, o che apra le ali, o che giunga proprio sopra quel ramo dove noi lo aspettiamo...

Poi c’è la conoscenza. Perché non vi basterà dire “vado a far foto di avifauna” se prima non conoscete i luoghi dove è possibile trovare i vostri soggetti. E a meno che non andiate in qualche laghetto di qualche parco cittadino, dove può essere semplice trovare cormorani, germani reali, cigni, folaghe e gallinelle d’acqua, o non decidiate – per darci un taglio netto – di recarvi allo zoo... allora dovrete impegnarvi nel cercare i posti migliori per trovare la fauna selvatica che più desiderate immortalare con la vostra fotocamera digitale. E gli animali selvatici non hanno intenzione di aspettare che vi avviciniate, anche perché quel vostro teleobiettivo potrebbe essere anche un fucile, per loro. Ed infine, e sicuramente, non si metteranno in posa per voi.

Una cicogna in posa Toh, una cicogna che sembra essersi stranamanete messa in posa per me

Detto questo, e a meno che non vi siate già scoraggiati, allora è il momento di parlare di teleobiettivi. Di certo potete però fotografare anche gli animali più comuni, senza bisogno che vi inerpichiate su ripidi sentieri, per cime più o meno tempestose, in piccole paludi d’estate regno di zanzare tigre o in quei luoghi tra il naturale e l’artefatto, chiamate oasi WWF, dove il percorso è già segnato ed è vietato uscirne.

Dunque in questa mia breve e scanzonata dissertazione non vi parlerò nemmeno degli obiettivi più adatti all’avifauna, ma di quelli che sicuramente non dovrete acquistare se proprio di avifauna volete interessarvi.

La prova sul campo

Con esempi di foto che trovate più sotto, il Tamron 70-210 mm è troppo corto per volatili e quadrupedi – a meno che, ripeto, non andiate allo zoo. Quindi anche obiettivi di altre marche, ma sempre sotto i 200 mm, sono troppo corti perché possiate divertirvi nel catturare un primo piano di un martin pescatore, di un gruccione o di una tortora dal collare orientale.

Vi dico questo per esperienza. Se volete, cambiate pagina sul vostro browser, ma questo è quanto mi è accaduto. Da tempo cercavo luoghi dove si radunassero volatili diversi dai soliti piccioni domestici, dai polli anch’essi domestici o dai gabbiani reali. Belli anche loro, certo, ma non così di mio particolare interesse. E così girando qua e là con l’automobile, per motivi di lavoro, il mio sguardo frugava sempre le campagne in cerca di movimenti d’ali, guardavo oltre i ponti in cerca di luoghi prediletti da cormorani, o scrutavo tra i rami degli alberi alla volta di variopinti piumaggi. Questo, fortunatamente, senza commettere infrazioni stradali, né tantomeno, e per fortuna, inutili ed evitabili incidenti.

Così in questi giorni ho individuato un bel campo, da poco seminato, dove a stormi si radunavano diverse cicogne, in cerca di qualcosa da mangiare. Ed è stato bello, perché di cicogne non ne avevo mai viste in vita mia, né così tante in un posto solo. La prima volta che le ho avvistate, ho pensato tra me e me: “Vediamo se domani ci sono ancora”. E c’erano. E lo stesso il giorno dopo. Due giorni dopo non c’erano più, perché era brutto tempo. Ma la settimana successiva, che era soleggiato, erano ricomparse, sempre in quel campo da poco seminato. Così mi sono proposto di portare in macchina con me, assieme alla Nikon D500, anche il Tamron 70-210 mm f/4 VC USD.

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD

Parcheggio l’auto ai bordi della strada, mezza nel campo, con le quattro frecce, apro il bagagliaio dietro, estraggo il medio tele e la fotocamera, faccio i dovuti settaggi e via ad avvicinarmi il più possibile a questi volatili, ma con molto rispetto. Sì perché anche nel passato alle cicogne sono stati rivolti atteggiamenti di rispetto da molti popoli, tra questi gli Egiziani, che ritenevano che le cicogne nutrissero i loro genitori divenuti anziani. Per non parlar poi di quanto ci racconta Plinio il Vecchio nella sua Storia naturale, dove chi venisse sorpreso ad uccidete una cicogna in Tessaglia... veniva messo a morte. Nel ripartire poi con la mia auto, me ne sono stato ben attento a non investire una cicogna, di questi tempi meglio evitare l’ira di quanti credono di dover custodire le loro verità con comportamenti estremi!

Ma ritorniamo al nostro Tamron 70-210.

Un obiettivo ottimo, come già ho scritto in qualche altra pagina di questo portale elettronico, ma... appunto... corto. Eh sì! Che delusione nel non poter fare un primissimo piano alla cicogna che cerca qualcosa da mangiare tra le novelle verzure, nel non poter inquadrare da vicino l’espressione di stizza dell’altra cicogna che si gratta perché qualcosa le prude...

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD

Se poi mi avvicinavo le avrei fatte certo scappare e non volevo essere un guastafeste, non tanto per le cicogne, quanto per le altre quattro o cinque macchine che avevano anche loro parcheggiato ai bordi della strada per riuscire a catturare – con il telefonino – questo volatile che “tiene netto il paese dalle serpi” (Cesare Ripa, 1555 circa – 1622).

E una signora nota subito il mio obiettivo tanto diverso dal telefonino. «Ma che grande obiettivo» «Eh certo! E ci vorrebbe ancora più grande».

Non che non si possa fare avifauna con un 70-210, ché con la mia APS-C diventa a tutti gli effetti un 105-315. Niente da fare, per divertirsi ancor di più serve almeno un 300 mm... o ancora meglio un 400 mm. E perché non prendere un bellissimo Nikon Af-S 200-500 mm f/5.6E ED VR?

Ma ora basta con le chiacchiere! Guardatevi le foto, e vedrete che per l’avifauna un 70-210 è comunque corto...

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD Queste cicogne bianche erano tutte intente a cercare qualcosa da mangiare tra l'erba

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD

Cicogne fotografate con il Tampron 70-210 mm VC USD

E oltre alle cicogne?

Non è facile la fotografia di avifauna. Ci vuole pazienza, occorre conoscere i posti... e come sopra un obiettivo che vada ben oltre i 210mm è consigliato.

Vi voglio proporre comunque delle altre foto, sperando di aiutarvi nella scelta di un medio... o lungo tele!

Una gabbianella in volo La cosa che più dispiace con un 70-210mm è quella di non arrivare a fare un primopiano! Così anche per questo volatile mi sono dovuto accontentare di fotografarlo in volo, con un ampio sfondo di piante.

Un volatile dal becco strano Qui ancora più difficile, perché questi volatili non si fanno avvicinare. Non fai tempo ad avvicinarti un po' che loro sentono la tua presenza... e volano via! Un primo piano a quel becco... ci voleva! E invece ho dovuto accontentarmi di una foto croppata... e nemmeno troppo nitida.

Un picchio Un picchio! Ho sentito il suo verso e ho provato a rintracciare la provenienza del verso e ad avvicinarmi. Pochi secondi ed è scappato via. Peccato averlo fotografato solo di spalle.

Un airone Un airone che lascia la sua scia sul lago. Troppo lontano...

Ma... un momento. Non diamo tutto per perduto. Magari per l'avifauna roboante, quella che a tutti i costi vuole stupire no, il Tamron 70-210 mm non ve lo consiglio, ma se vi accontentate di qualcosa di più piccolo e di più comune... allora forse sì. Anche una comune merla (Turdus merula Linnaeus, 1758) – se presa in particolari frangenti della sua vita – può diventare interessante. Cosa ne pensate delle due foto qui sotto?

Una merla

Una merla

Un cavallo E quindi? Il 70-210mm F/4 della Tamron è un obiettivo ottimo, leggero e performante. Ma non per l'avifauna. Così mi consolo - anche – facendo un bellissimo primo piano a questo cavallo bianco.

Buone foto a tutti... comunque!