Gregory Crewdson
Quando Hopper diventa fotografia
Se i fotografi precedenti condividono con Hopper soprattutto un modo di guardare la realtà, con Gregory Crewdson (26 settembre 1962, New York) il rapporto diventa quasi un rovesciamento.
Hopper prende una scena reale e la trasforma in pittura.
Crewdson costruisce una scena e la fotografa.
Le sue immagini mostrano case, strade, automobili, periferie e persone apparentemente comuni.
Ma tutto è costruito: la luce è studiata, la scenografia è progettata, la posizione dei personaggi è decisa, il momento viene preparato.
Il risultato, però, sembra spontaneo.
Sembra che il fotografo sia semplicemente passato di lì e abbia trovato quella scena.
È una delle grandi illusioni della fotografia contemporanea.
Crewdson trasforma la fotografia in una sorta di teatro congelato.
E in questo senso il suo lavoro rappresenta una delle eredità più evidenti di Hopper.
Non è un caso che il Whitney lo abbia incluso nella mostra Edward Hopper and Photography.