L'eredità di Hopper
La fotografia del Novecento ha raccolto molte delle intuizioni che Hopper aveva sviluppato con la pittura
Walker Evans ha guardato l'America quotidiana.
Robert Frank ne ha mostrato le contraddizioni.
Diane Arbus ha trasformato la presenza umana in interrogativo.
William Eggleston ha trasformato il colore in una forma di emozione.
Stephen Shore ha dimostrato che anche il banale può diventare fotografia.
Robert Adams ha trovato poesia e inquietudine nel paesaggio americano.
Lee Friedlander ha trasformato la complessità del mondo in una complessità dell'inquadratura.
Gregory Crewdson ha trasformato la costruzione pittorica di Hopper in una fotografia costruita.
Todd Hido ha trasformato finestre e periferie in luoghi di mistero.
Non sono tutti “fotografi hopperiani”. E sarebbe riduttivo definirli così.
Sono piuttosto fotografi che, in modi differenti, hanno raccolto una delle intuizioni fondamentali della sua opera:
il mondo quotidiano contiene già tutto ciò che serve per costruire un'immagine potente.
Occorre soltanto imparare a guardarlo.
Conclusione: fotografare significa scegliere uno sguardo
Edward Hopper ci interessa quindi non soltanto perché alcuni suoi quadri sembrano fotografie.
Ci interessa perché ci costringe a ripensare che cosa sia una fotografia.
Una fotografia non è semplicemente una registrazione.
È una scelta:
- di posizione
- di luce
- di momento
- di spazio
- di ciò che entra e di ciò che rimane fuori.
Hopper compiva tutte queste scelte senza macchina fotografica.
La sua pittura ci ricorda che prima della fotocamera viene lo sguardo.
E forse è questa la ragione per cui, ancora oggi, un fotografo può trovarsi davanti a Nighthawks, Early Sunday Morning, Gas o Night Windows e pensare istintivamente:
“Questa immagine potrei averla fotografata.”
Ma è proprio qui che Hopper ci sorprende.
Non siamo davanti a una fotografia che qualcuno ha scattato.
Siamo davanti a qualcosa di più difficile:
una fotografia che qualcuno ha immaginato.
E questa, forse, è la forma più profonda dello “sguardo fotografico” di Edward Hopper.
I fotografi e Hopper
Il segreto della fotografia è che la macchina fotografica assume il carattere e la personalità di chi la usa.
Walker Evans