Articoli
Il senso del paesaggio
Cosa possiamo intendere con il termine paesaggio in fotografia?
dicembre 2025
Vi dico una parola: palla.
Provate a immaginarla. Potrebbe essere una palla da volley, da calcio, da pallacanestro o una palla leggera di quelle che vendono nelle località di mare per far giocare i bambini in spiaggia. Oltre a questo potrebbe essere nuova, consumata, colorata, o anche bucata.
Provate adesso a immaginare questa parola: paesaggio. Potrebbe essere un paesaggio urbano, un paesaggio naturale, un paesaggio architettonico.
Che cos’è un paesaggio?
La questione è abbastanza complessa, perché il termine paesaggio può trovare applicazione in diversi ambiti: ecologia, filosofia, letteratura, arte, geografia, sociologia, antropologia, archeologia. Non dimentichiamo inoltre che esiste un altro termine - Landscape – che noi traduciamo con la parola paesaggio, ma che ha, per storia e concetti, significati diversi dalla parola Paysage, che vedremo qui sotto.
La parola paesaggio è relativamente recente. È una parola francese – paysage – utilizzata in Italia a partire dal Cinquecento. La parola "paesaggio" come ci suggerisce il vocabolario Treccani deriva dal latino pagus, che intende "villaggio" o "paese".
Pagus e Paysage danno vita alla parola paesaggio.
Ecco cosa ci dice il vocabolario Treccani:
Veduta, panorama; parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato: un p. pittoresco, incantevole, ridente, melanconico; p. campestre, montuoso, marino; p. invernale; ammirare il p.; dalla finestra si vede un bellissimo paesaggio. Con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di particolare interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare. [...]
e ancora: 2. P. geografico, il complesso degli elementi che costituiscono i tratti fisionomici di una certa parte della superficie terrestre; [...]
Da queste definizioni prendo due elementi. Il primo è quello "dell'ambiente ecologico da difendere e conservare" perché questa definizione implica che il paesaggio cambia nel corso dei secoli.
La seconda fa riferimento a dei "tratti fisionomici" e, allo stesso modo dei tratti fisionomici di una persona, implica che il paesaggio può venir considerato come un sistema segnico, quindi un artefatto culturale più che naturale.
Pensiamo dunque al paesaggio in fotografia. Ciò che noi fotografiamo non è solo quello che vediamo. È anche quello che intendiamo con paesaggio: è quello che noi metabolizziamo con ciò che ci sta di fronte, quello che interroghiamo perché la foto "ci dica qualcosa" e, in breve, quello che noi ri-creiamo con il nostro obiettivo e la nostra fotocamera.
Qualche breve cenno storico sulla fotografia di paesaggio
Punto di vista, orizzonte, cornice, sono i parametri strutturali che una foto pone come base per interpretare il paesaggio. E nella sua interpretazione ecco che ne ricrea un altro.
Le origini del paesaggio in Francia, come in Italia, derivano dalle azioni di privati e istituzioni pubbliche che vogliono documentare lo stato del paesaggio e le sue successive variazioni. È il caso della Mission héliographique (1851) o della Missione fotografica della DATAR (1984-1988).
Ma sono gli stessi fotografi a catturare immagini così spettacolari che contribuiscono alla stessa nascita del turismo alpino. I francesi fratelli Bisson – Louise-Auguste (1814-1876) e Auguste-Rosalie (1826-1900) - intraprendono escursioni sulle Alpi per immortalare affascinanti vette e valichi alpini.
Vent'anni più tardi, con un intento più documentaristico, quasi da Ufficio del catasto, Aimé Civiale (1821-1893) esegue sulle Alpi - tra il 1850 e il 1882 - circa 150 dagherrotipi per l'Accademia Francese delle Scienze. I suoi sono panorami a 360° realizzati grazie ad un teodolite, e Civiale viene considerato il fondatore della fotogeologia.
Dall'altra parte dell'Oceano è lo statunitense Ansel Adams (1902-1984) ad interessarsi di fotografia paesaggistica – ne è considerato il fondatore. Le sue fotografie al Parco Nazionale di Yosemite sono diventate famose in tutto il mondo, mostrandoci una Natura drammatica ma allo stesso affascinante. Adams ha influenzato non solo generazioni di fotografi, ma anche persone delle più varie classi sociali impegnate per la conservazione della Natura e la sensibilizzazione ambientale.
Rimanendo sui fotografi statunitensi non potrei non menzionare Stephen Shore (1947) – sia detto tra parentesi, questo articolo non tratta in maniera esaustiva di tutti i fotografi che potrebbero essere annoverati come paesaggisti.
Il progetto - al quale collaborarono altri fotografi come Robert Adams, Lewis Baltz, Joe Deal e Bernd e Hilla Becher - dal titolo New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape (Neotopografia: fotografie di un paesaggio alterato dall'uomo) del 1975 sembra andare, come da titolo, in una direzione diversa, se non opposta, a quella di Ansel Adams. Shore non è interessato a paesaggi maestosi e sublimi, ma al contrario, a paesaggi quotidiani e privi di phatos e di valore. Il consumismo e il degrado vengono immortalati utilizzando la pellicola a colori. Fondamentali in questa direzione di senso i suoi due libri fotografici pubblicati: American Surfaces (1972, il libro che lo rese famoso ad un pubblico internazionale) e Uncommon Places (1982).
Tra il 1977 e il 1979 il fotografo Robert Flick fotografa gli interni di un garage d’auto a Inglewood. Il paesaggio naturale viene sostituito ad un paesaggio culturale dove trionfano i miti del capitalismo: prima tra tutte l’automobile. Non sarà un caso che due anni dopo, nel 1981, a Parigi si terrà il convegno Mort du paysage? Philosophie era esthétique du paysage.
Ma ritorniamo nuovamente in Italia, dove il paesaggio è diverso da quello francese e si concentra non solo sui paesaggi naturali ma sull'alternarsi e sulla penetrazione di chiese, monasteri, ponti, strade, ecc. con fiumi, mari, foreste, laghi e monti. Del resto in Italia il "Grand Tour" del XVIII secolo aveva già in parte svolto la funzione di creare un'ampia iconografia attorno alla qualle il concetto di paesaggio poteva crescere ed ampliarsi ulteriormente.
Ed anche in Italia - e grazie anche alla fotografia - sorge la domanda se questi paesaggi debbano essere preservati o debbano essere alterati dalle attività umane.
A livello istituzionale è del 1922 la prima legge per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico ad opera di Benedetto Croce. Le iniziative governative a questo riguardo si faranno concrete con la nascita del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (1975), con la legge Galasso per tutela dei beni paesaggistici (1985), con la legge Bassanini (1998), con l'Osservatorio Nazionale per la qualità del paesaggio (2004) e con l'Osservatorio Nazionale del Paesaggio rurale (2014).
Anche nel privato non mancano le iniziative di imprenditori (Livio Garzanti), associazioni (Touring Club Italiano) e fotografi - uno tra tutti, Luigi Ghirri con Il viaggio in Italia (1984), che hanno lo scopo non solo di monitorare, ma anche di ripensare al paesaggio italiano contemporaneo. Ecco allora che la visione di paesaggio ottocentesca, fatta di vedute belle, armoniche, a volte quasi incantate, passa alla ricerca di un paesaggio più concreto, autentico e quotidiano.
Non potrei non citare Gabriele Basilico (1944-2013), anche lui poco incline ai maestosi paesaggi montani - e dunque naturali - quanto votato ai paesaggi urbani che si caratterizzano per l'assenza di presenze umane – dunque il contrario del genere della street photography.
I paesaggi preferiti da Gabriele Basilico sono le grandi aree urbane delle metropoli contemporanee, anche quelle meno accattivanti.
Ho percorso sistematicamente tutte le strade della periferia milanese, utilizzando carte topografiche 1:25.000 con evidenziate le aree produttive. Con la fotografia ho prelevato un numero enorme di frammenti di architetture anonime, ricomponendoli alla fine in un progetto che ha avuto come esito un libro e una mostra al PAC di Milano nel 1983. (G. Basilico)
In questa rapida escursione sul paesaggio in fotografia e sul suo senso riferito ad un contesto sociale ma allo stesso tempo ricreato e reinterpretato, arriviamo così alla documentazione fotografica di ciò che non può essere visto - la radioattività - e soprattutto a ciò che non deve essere visto - le installazioni nucleari. Il giornalista.e fotografo Andrea Savorani Neri (1976) vuole farci conoscere - a partire dal 2011 - un paesaggio diverso, celato, riguardante il territorio italiano delle vecchie centrali nucleari - Saluggia, Trino, Caorso. È quasi un paesaggio in assenza ma altamente dibattuto a livello sociale e politico. Ecco allora che la fotografia paesaggistica attraversa varie fasi: da un paesaggio maestoso (da WOW), ad un paesaggio quotidiano, fino ad un paesaggio invisibile. Le intenzioni dei fotografi di stupirci e farci emozionare con vedute mozzafiato, o semplicemente di documentare le mutazioni del paesaggio sociale o ancora di testimoniare in maniera più oggettiva possibile - cosa ahimè impossibile perché lo sguardo implica sempre un punto di vista - coesiste nel contemporaneo assumendo, di volta in volta, diverse connotazioni e significati.
Il paesaggio di Gurskij: natura e mercificazione
Andrea a Gurskij (1955) è uno tra i più importanti fotografi contemporanei. La sua foto del 1999 “Rhein II”, è stata battuta all’asta da Christie’s per 4.338.500 dollari.
Gurskij stampa in formato gigante: dai due metri d’altezza fino ai 4-5 metri di lunghezza, e i paesaggi che propone sono ispirati al mondo dell’industria, della mercificazione, dell’economia, della produzione e dell’organizzazione delle merci.
Come afferma Gurskij:
“La mia fotografia cerca di rappresentare il mondo in una forma che rifletta la complessità della realtà contemporanea.”
In Andreas Gurskij il paesaggio non è più solo naturale, è un paesaggio trasformato ad opera dell'essere umano: può essere un campo di pannelli fotovoltaici, il porto di Salerno, un magazzino di Amazon, ecc. Gurskij utilizza formati molto grandi e punti di vista dall'alto per rendere questi paesaggi "monumentali" e per ottenere nello spettatore un effetto "straniante" che, se da un lato porta ad un'astrazione della foto in chiave geometrica e decorativa, dall'altra porta a far riflettere sull'eccesso del mondo moderno, sulla mercificazione, sul consumo e sull'urbanizzazione delle società contemporanee.
Troviamo quindi un netto contrasto tra opere come Rhein II (un paesaggio essenziale con il fiume Reno) e 99 Cent II Diptych, che ritrae una moltitudine di prodotti (all'interno di un supermercato) da 99 cent.
Breve bibliografia di riferimento
AA.VV., Lire le Paysage - Lire les Paysages - Acte du colloque des 24 et 25 novembre 1983, CIEREC, Saint-Étienne,1983BORGHERINI M. - SICARD M., PhotoPaysage. Il paesaggio inventato dalla fotografia, Quodlibet Studio, 2020
CAGNATO, ALBERTO, Le origini del paesaggio, in Labsus
JAKOB, MICHAEL, Il Paesaggio, Il Mulino, Bologna, 2009
Foto sopra: paesaggio, cava di pietra fluviale lungo l'Astichello (Vicenza)