Marc Riboud


Marc Riboud è stato un famoso fotografo francese, noto per le sue immagini iconiche che documentano eventi storici e culture di tutto il mondo. Nato il 24 giugno 1923 a Saint-Genis-Laval, nei pressi di Lione, Riboud iniziò a coltivare la sua passione per la fotografia fin da giovane.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Riboud studiò ingegneria a Lione, ma la sua passione per la fotografia divenne sempre più forte. Nel 1951, lasciò il lavoro di ingegnere per dedicarsi completamente alla fotografia.

Negli anni '50, Riboud iniziò a lavorare come fotografo freelance per la celebre agenzia Magnum Photos, fondata da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa. Riboud viaggiò in tutto il mondo, documentando eventi storici e culturali. Nel 1955, realizzò uno dei suoi scatti più celebri, "Il pittore della torre Eiffel", che ritrae un operaio intento a dipingere la torre Eiffel, creando un'immagine iconica dell'arte e del lavoro.

Riboud è noto per la sua abilità nel catturare la vita quotidiana e gli eventi di grande portata con un'attenzione particolare per i dettagli e l'umanità delle persone. Le sue immagini spesso ritraggono scene di strada, proteste politiche, guerre e momenti di intimità.

Tra le sue fotografie più famose, c'è quella di una giovane ragazza con un fiore nella mano, scattata durante una manifestazione pacifista contro la guerra del Vietnam a Washington D.C. nel 1967. Questa immagine diventò un simbolo dell'epoca e dell'aspirazione alla pace.

La carriera di Riboud si estese per oltre cinque decenni e il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il premio Overseas Press Club per la migliore fotografia dell'anno nel 1955 e il premio National Endowment for the Arts nel 2004.

Marc Riboud è deceduto il 30 agosto 2016 a Parigi, ma il suo lavoro rimane un'importante testimonianza visiva della storia e della diversità culturale del mondo. Le sue immagini hanno catturato momenti significativi e ispirano ancora oggi gli amanti della fotografia e del reportage.

Le vite dei fotografi