Consigli di lettura

Fred Ritchin

L'occhio sintetico. La trasformazione della fotografia nell'era dell'intelligenza artificiale

Che cosa rimane della fotografia quando un'immagine può essere realizzata senza che davanti all'obiettivo sia mai esistita una scena reale?

È questa, in fondo, la domanda che attraversa L’occhio sintetico di Fred Ritchin. Una domanda che oggi non riguarda soltanto i fotografi professionisti, il fotogiornalismo o l'arte, ma chiunque guardi un'immagine e sia abituato a considerarla, almeno in parte, una testimonianza di qualcosa che è realmente accaduto.

Ritchin, scrittore, critico e docente di fotografia, non è un osservatore arrivato per caso al tema dell'intelligenza artificiale. Già negli anni Ottanta aveva seguito da vicino le prime trasformazioni digitali dell'immagine e aveva messo in discussione la possibilità di distinguere una fotografia autentica da un'immagine manipolata. Nel 1984, quando era picture editor del New York Times Magazine, aveva già previsto che sarebbe potuto diventare necessario distinguere le immagini in base alla loro natura di "fiction" o "nonfiction".

Dalla fotografia all'immagine

Il punto di partenza di Ritchin è semplice, ma dalle conseguenze enormi: la fotografia non è più necessariamente il risultato di un rapporto diretto fra una macchina fotografica e qualcosa che si trova davanti all'obiettivo.
La fotografia digitale aveva già modificato profondamente questo rapporto. La fotografia computazionale degli smartphone, l'HDR, la fusione di più esposizioni, la riduzione del rumore, la ricostruzione dei dettagli e i numerosi algoritmi che intervengono sull'immagine hanno progressivamente spostato una parte delle decisioni dal fotografo al software.
Con l'intelligenza artificiale il passaggio diventa però radicale: non è più necessario fotografare qualcosa per ottenere un'immagine che abbia l'aspetto di una fotografia.
È qui che il titolo del libro diventa particolarmente efficace. L'"occhio sintetico" non è semplicemente un nuovo tipo di macchina fotografica. È un sistema capace di produrre immagini utilizzando un enorme patrimonio visivo preesistente, ricombinandolo e trasformandolo in qualcosa che può non essere mai esistito. Ritchin mostra questa trasformazione anche attraverso immagini generate con sistemi di IA e attraverso alcuni suoi stessi esperimenti.

Il problema non è soltanto tecnologico

Il valore del libro, però, non sta tanto nel raccontare come funziona l'intelligenza artificiale.
Ritchin è interessato soprattutto alle conseguenze culturali e sociali di questa trasformazione.
Per molto tempo abbiamo attribuito alla fotografia una particolare relazione con la realtà. Una fotografia poteva essere manipolata, scelta, ritagliata, contestualizzata o utilizzata in modo propagandistico, ma continuava a esistere un legame materiale fra l'immagine e qualcosa che, almeno in linea di principio, era stato davanti all'obiettivo.
Questo legame è oggi molto più fragile.
Se posso generare la fotografia di una persona che non è mai esistita, di una manifestazione che non è mai avvenuta o di un avvenimento storico mai fotografato, l'immagine non è più necessariamente una traccia del passato. Può diventare una costruzione del passato.
Ed è proprio qui che la questione fotografica diventa una questione politica e culturale.
Non si tratta più soltanto di chiedersi se una fotografia sia stata ritoccata. La domanda diventa molto più radicale:
Questa fotografia è mai stata scattata?

Una crisi della testimonianza

Uno degli aspetti più interessanti del libro riguarda quindi il rapporto fra fotografia e testimonianza.
Il fotogiornalismo, il documentario e la fotografia di reportage hanno costruito una parte della propria autorevolezza proprio sulla possibilità di mostrare qualcosa che è accaduto. Ma cosa succede quando immagini sintetiche possono imitare perfettamente il linguaggio visivo del reportage?
La conseguenza potrebbe essere paradossale: l'intelligenza artificiale non rende soltanto più facile creare immagini false. Può rendere più difficile credere anche a quelle vere.
Il problema non è dunque soltanto che una falsa fotografia possa essere scambiata per autentica. È che, davanti a una quantità crescente di immagini indistinguibili, possiamo arrivare a dubitare di tutte.
Ritchin non considera però questa trasformazione esclusivamente come una minaccia. Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del libro. L'intelligenza artificiale può diventare anche uno strumento creativo capace di ampliare ciò che la fotografia può raccontare e immaginare. Il suo atteggiamento è quindi ambivalente: da una parte mette in evidenza i rischi, dall'altra cerca di capire quali nuove possibilità possano aprirsi.

Dopo la fotografia, ancora dopo

Per chi conosce Dopo la fotografia, pubblicato da Einaudi nel 2012, L’occhio sintetico rappresenta quasi la prosecuzione naturale di una riflessione iniziata molti anni prima.
Ma nel nuovo libro il problema si sposta ulteriormente.
Con la fotografia digitale ci si chiedeva che cosa sarebbe successo alla fotografia quando l'immagine fosse diventata un insieme di dati facilmente modificabili, duplicabili e trasmissibili.
Oggi dobbiamo fare un passo ulteriore e chiederci che cosa succede quando quei dati possono essere utilizzati per creare immagini di avvenimenti, persone e luoghi che non sono mai esistiti.
La questione non è quindi soltanto la fine della fotografia analogica, né quella della fotografia digitale.
È la possibile separazione definitiva fra fotografia e realtà.

Un libro per fotografi, ma non un manuale di fotografia

L’occhio sintetico non è un libro tecnico e non insegna a usare una fotocamera o un programma di intelligenza artificiale. È piuttosto un libro sulla fotografia e sul modo in cui la fotografia sta cambiando.
Per questo è particolarmente adatto a chi fotografa e sente la necessità di capire non soltanto come produrre un'immagine, ma anche che cosa quell'immagine significhi.
Ritchin non offre risposte definitive. E probabilmente non potrebbe farlo, perché la trasformazione di cui parla è ancora in corso.
Il suo merito è piuttosto quello di porre le domande giuste.
Se una fotografia può essere inventata, che valore ha ancora la fotografia come documento?
Se non possiamo più riconoscere un'immagine falsa guardandola, dobbiamo fidarci dell'autore, della fonte o della tecnologia che ne certifica l'origine?
E soprattutto: che cosa significa fotografare quando non è più necessario che davanti alla macchina fotografica ci sia qualcosa da fotografare?
Sono domande che riguardano il futuro della fotografia, ma anche il nostro modo di guardare il presente.
Per questo L’occhio sintetico è una lettura consigliata non soltanto a chi si occupa di intelligenza artificiale, ma a chiunque utilizzi una macchina fotografica, uno smartphone o semplicemente si trovi ogni giorno immerso in un universo sempre più vasto di immagini.
La fotografia, forse, non sta morendo. Sta cambiando natura.
E per continuare a fotografare consapevolmente, prima ancora di imparare a usare nuovi strumenti, dovremo imparare a riconoscere che cosa stiamo davvero guardando.

Da leggere se: ti interessano la fotografia contemporanea, la postfotografia, il rapporto fra immagine e realtà e le conseguenze dell'intelligenza artificiale sulla cultura visiva.

Non è il libro giusto se: cerchi un manuale pratico di fotografia o una guida all'utilizzo dell'intelligenza artificiale.

Fred Ritchin - L'occhio fotografico

Fred Ritchin

L'occhio sintetico. La trasformazione della fotografia nell'era dell'intelligenza artificiale

Traduzione di: Chiara Veltri

Edizioni: Einaudi, Torino

Data di pubblicazione: 2025

Pagine: 244, ill., brossura

Prezzo: 26,00 euro

EAN: 9788806269494

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