Quando la fotografia comincia a mentire

Manipolazioni analogiche, fotomontaggi, propaganda, pittorialismo.

La fotografia non garantisce più, da sola, la verità di ciò che rappresenta.
Perché anche una fotografia non manipolata può essere usata per mentire.
Un'immagine autentica può essere:
decontestualizzata;
associata a una didascalia falsa;
presentata come appartenente a un altro luogo;
presentata come appartenente a un altro momento;
utilizzata per sostenere una narrazione completamente diversa da quella originaria.

Di esempi se ne potrebbero trovare parecchi.
Mi basti citare il miliziano ferito di Robert Capa (1936), celebre fotografia a lungo accusata di essere una messa in scena per propaganda;
una foto di Benito Mussolini a cavallo (1942), modificata per rimuovere il palafreniere che teneva l'animale per far credere che Mussolini fosse un cavaliere solitario e coraggioso;
i bombardamenti di Beirut di Adnan Hajj (2006), dove un fotografo freelance modificò con Photoshop un'immagine della Reuters per rendere il fumo di un incendio più nero, denso e minaccioso...
vi rimando al sito internet della Mostra del 2015 Altered Images: 150 years of Posed and Manipulater Documentary Photography

Qui sotto: i bombardamenti di Beirut di Adnan Hajj. La prima foto è stata ritoccata, la seconda è l'originale

bombardamenti di Beirut di Adnan Hajj
Con l’avvento della fotografia digitale e in seguito delle fotografie generate da AI, la manipolazione si è fatta sempre più veloce e realistica.

Il giorno in cui le piramidi si sono avvicinate – National Geographic, 1982

Nel 1982, quando Photoshop ancora non esisteva, National Geographic modificò elettronicamente una fotografia di Gordon Gahan per adattarla al formato verticale della copertina: le piramidi di Giza vennero avvicinate artificialmente. Non era ancora l'epoca del fotoritocco digitale come lo intendiamo oggi, ma il principio era già chiarissimo: l'immagine fotografica poteva essere modificata per ottenere una realtà che davanti all'obiettivo non era mai esistita – Cfr. l’articolo How We Spot Altered Pictures

Non era la prima volta che una fotografia veniva manipolata. La novità era che la manipolazione stava diventando sempre più difficile da riconoscere e sempre più facile da realizzare.

Dalla fotografia all'immagine

Rispetto ai fotomontaggi e ai fotoritocchi possibili in camera oscura, Photoshop ha dato la possibilità a fotografi e grafici di poter intervenire in post produzione sulle fotografie con tempi più veloci e risultati più efficaci e verosimili – cfr, anche l’articolo su questo portale Camera oscura vs Camera chiara.

L’avvento delle fotocamere digitali ha inoltre smaterializzato il supporto fisico, quello che in un certo senso costituiva la prova che quella foto era stata scattata realmente.

Il Content Credentials di Leica

In questo senso risulta molto interessante il Content Credentials sviluppato da Leica a partire dal modello di fotocamera M11-P, un sistema hardware e software che ha lo scopo di certificare la provenienza e la tracciabilità di una fotografia fin dal momento dello scatto.
La stessa Leica spiega che il sistema, introdotto sulla M11-P nel 2023, associa all'immagine una firma digitale e metadati che permettono di verificare l'origine e la storia delle modifiche. È basato sugli standard CAI/C2PA.

La stessa tecnologia che ha reso più facile falsificare un'immagine viene oggi utilizzata per dimostrarne la provenienza.

«Il napalm preoccupa la gente. Abbiamo la foto di una bambina con i vestiti bruciati», disse Haldeman. «Stavo proprio pensando la stessa cosa», rispose Nixon.

M. Ahlers
Nixon's Dubts over «Napalm girl» Photo, in Cnn, 28 febbraio 2002, citato in Ritchin, 2025, pag. 109

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