Lo sfondo in fotografia: come usarlo per migliorare la composizione
Lo sfondo non è ciò che rimane dietro al soggetto

Quando osserviamo una scena dal vivo siamo generalmente portati a concentrarci sul soggetto che ha attirato la nostra attenzione, mentre tutto ciò che lo circonda tende a diventare una sorta di contesto secondario, che il nostro cervello è in grado di filtrare con una certa facilità. La fotocamera, invece, non compie automaticamente questa selezione: registra tutto ciò che si trova davanti all'obiettivo e trasferisce nello stesso rettangolo dell'immagine il soggetto principale, lo sfondo, gli elementi laterali, le luci, le ombre e tutti quei particolari che, nella realtà, avevamo quasi completamente ignorato.
È proprio per questo motivo che lo sfondo è uno degli elementi più importanti della composizione fotografica. Può valorizzare il soggetto e accompagnare lo sguardo verso di esso, ma può anche confonderlo, nasconderlo o creare sovrapposizioni visivamente sgradevoli. Può raccontare dove ci troviamo, suggerire un'atmosfera, aggiungere informazioni alla fotografia oppure, al contrario, essere volutamente eliminato fino a diventare una superficie quasi astratta di colori e forme.
Imparare a fotografare significa quindi imparare a osservare non soltanto ciò che vogliamo fotografare, ma anche tutto ciò che si trova intorno e dietro ciò che abbiamo scelto come soggetto.
Uno sfondo può valorizzare oppure indebolire il soggetto
La prima funzione dello sfondo è spesso quella di stabilire un rapporto di contrasto con il soggetto principale.
Un volto chiaro davanti a uno sfondo scuro sarà immediatamente leggibile, così come una figura scura contro una superficie luminosa potrà diventare una silhouette; allo stesso modo, un oggetto dai colori molto saturi può risaltare particolarmente bene se collocato davanti a uno sfondo dai colori più neutri.
Il contrasto, tuttavia, non deve essere necessariamente forte. Anche una relazione più sottile tra soggetto e sfondo può funzionare molto bene, soprattutto quando vogliamo creare un'immagine armoniosa nella quale i due elementi sembrano appartenere allo stesso ambiente.
La cosa importante è che lo sfondo non entri accidentalmente in competizione con il soggetto. Nella composizione fotografica ogni elemento ha un peso visivo e, quando lo sfondo contiene una luce molto intensa, un colore particolarmente acceso, una forma riconoscibile o una serie di linee che attirano lo sguardo, può diventare involontariamente il vero punto focale dell'immagine.
La prima regola: osservare lo sfondo prima di scattare
Una delle abitudini più utili che possiamo sviluppare è quella di controllare lo sfondo prima di premere il pulsante di scatto, invece di accorgerci soltanto dopo aver visto la fotografia sul display.
Quando individuiamo un soggetto interessante siamo naturalmente portati a preparare rapidamente l'inquadratura, ma sarebbe utile fermarsi per qualche secondo e osservare i bordi del fotogramma, le aree immediatamente dietro al soggetto e soprattutto gli elementi che sembrano sovrapporsi ad esso.
Un palo che sembra uscire dalla testa di una persona, una finestra molto luminosa dietro un volto, una macchia di colore estremamente evidente o una serie di oggetti apparentemente insignificanti possono modificare completamente la lettura dell'immagine.
Molto spesso non serve cambiare obiettivo o utilizzare tecniche particolari: basta spostarsi di qualche passo.
Un piccolo cambiamento del punto di ripresa può eliminare un elemento di disturbo, separare il soggetto da una forma presente sullo sfondo oppure trasformare una composizione confusa in un'immagine molto più semplice e leggibile.
Semplificare lo sfondo
Una delle strategie più efficaci consiste nel cercare uno sfondo il più possibile semplice quando il soggetto deve essere isolato.
Pareti uniformi, superfici omogenee, cieli, prati, muri, zone d'ombra o aree prive di particolari riconoscibili possono diventare sfondi molto efficaci proprio perché non competono con il soggetto principale. La semplificazione non significa necessariamente eliminare completamente le informazioni, ma ridurre quelle che non contribuiscono al significato della fotografia.
La fotografia contemporanea, del resto, non richiede che ogni immagine contenga il maggior numero possibile di informazioni. In molti casi togliere elementi è più difficile e più efficace che aggiungerne.
Una composizione pulita permette infatti allo spettatore di comprendere più rapidamente quali siano gli elementi importanti e quale relazione esista tra loro.
Sfocare lo sfondo: quando funziona davvero
Uno degli strumenti più conosciuti per separare il soggetto dallo sfondo è la profondità di campo ridotta.
Utilizzando un diaframma relativamente aperto, una focale più lunga e una distanza adeguata tra soggetto e sfondo possiamo ottenere una zona nitida limitata, mentre ciò che si trova davanti o dietro il piano di messa a fuoco diventa progressivamente sfocato. Il risultato è particolarmente evidente nei ritratti, nella fotografia naturalistica e nella macrofotografia, ma può essere utilizzato anche in molti altri generi.
Lo sfondo sfocato non è però automaticamente uno sfondo migliore.
Se il contesto è importante per comprendere la fotografia, eliminare completamente i dettagli può significare perdere una parte del racconto. Un fotografo davanti alla propria macchina fotografica, per esempio, può essere rappresentato con uno sfondo molto sfocato se vogliamo concentrarci sulla persona, mentre mantenere riconoscibile lo studio o l'ambiente di lavoro può fornire informazioni essenziali sulla sua attività.
La scelta della profondità di campo dovrebbe quindi rispondere a una domanda molto semplice: voglio isolare il soggetto oppure voglio raccontare il suo rapporto con l'ambiente?
Nella foto qui sopra lo sfondo non aiuta a contestualizzare bene il luogo (una piazza di una città? Di un piccolo paese?), ma crea invece un'atmosfera particolare che spinge la nostra immaginazione a interrogarci su quali possano essere i pensieri di questo giovane signore e dove sia diretto il suo sguardo. Sta oservando qualcosa di particolare o è immerso nei suoi intimi pensieri?
Non sempre serve un grande diaframma
È importante anche non confondere la semplificazione dello sfondo con il semplice utilizzo di un diaframma molto aperto.
Un fotografo può ottenere uno sfondo efficace anche lavorando con diaframmi più chiusi, perché la separazione dal soggetto può essere ottenuta attraverso la distanza, la prospettiva, il colore, la luce o la scelta del punto di ripresa.
In una fotografia architettonica, per esempio, sarebbe spesso controproducente cercare di sfocare lo sfondo, perché proprio le forme dell'ambiente possono costituire una parte fondamentale del soggetto.
La composizione deve quindi venire prima dell'effetto tecnico: non dobbiamo sfocare lo sfondo perché possiamo farlo, ma perché in quella fotografia lo sfocato svolge una funzione precisa.
Lo sfondo come elemento narrativo
Uno sfondo ben costruito può fare molto di più che non disturbare il soggetto: può raccontare una storia.
Una persona fotografata davanti a una stazione ferroviaria non comunica la stessa cosa della stessa persona fotografata davanti a una parete neutra; un artigiano fotografato all'interno del proprio laboratorio racconta qualcosa attraverso gli strumenti e gli oggetti che lo circondano; un bambino fotografato in un parco mantiene un rapporto con l'ambiente che contribuisce a definire il significato della scena.
In questi casi lo sfondo non deve essere eliminato, ma deve essere controllato affinché le informazioni presenti siano leggibili senza diventare eccessivamente invasive.
È una differenza fondamentale: uno sfondo può essere importante senza essere protagonista.
Sfondo e profondità
Lo sfondo può contribuire anche alla percezione della profondità.
Una fotografia bidimensionale deve suggerire allo spettatore la presenza di uno spazio tridimensionale e può farlo attraverso la sovrapposizione degli elementi, la prospettiva, la variazione delle dimensioni, la nitidezza e la distribuzione dei piani.
Un soggetto in primo piano, alcuni elementi intermedi e uno sfondo più lontano possono creare una struttura a livelli che rende l'immagine più profonda e complessa. In questo caso lo sfondo non è semplicemente una superficie dietro al soggetto, ma costituisce uno dei piani attraverso i quali lo spettatore percepisce lo spazio.
Le linee prospettiche possono inoltre collegare primo piano e sfondo, accompagnando lo sguardo verso il punto più lontano dell'immagine e creando una relazione dinamica tra le diverse parti del fotogramma. Le linee guida sono infatti uno degli strumenti compositivi più efficaci per dirigere l'attenzione e costruire profondità.
Lo sfondo può diventare una seconda cornice
Un particolare tipo di utilizzo dello sfondo consiste nel creare una cornice naturale intorno al soggetto.
Rami, foglie, porte, finestre, archi, colonne o altri elementi architettonici possono circondare parzialmente il soggetto e creare una sorta di secondo fotogramma all'interno dell'immagine.
Questa tecnica può essere utilizzata per aumentare la sensazione di profondità e, contemporaneamente, per indirizzare lo sguardo verso la parte più importante della fotografia. È particolarmente interessante quando la cornice non è perfettamente geometrica, perché può dare alla composizione una maggiore naturalezza.
Anche in questo caso, tuttavia, la cornice deve avere una funzione: se diventa troppo evidente rischia di trasformarsi essa stessa nel soggetto principale.
Colore e sfondo
Il colore è uno degli strumenti più potenti attraverso cui possiamo mettere in relazione soggetto e sfondo.
Un soggetto rosso su uno sfondo verde, per esempio, crea un contrasto cromatico molto forte, mentre un soggetto dai toni simili a quelli dello sfondo tenderà maggiormente a integrarsi nell'ambiente. Non esiste una soluzione migliore in assoluto, perché tutto dipende dall'effetto che vogliamo ottenere.
Possiamo usare il contrasto per attirare immediatamente l'attenzione oppure cercare una continuità cromatica per creare un'immagine più delicata e uniforme.
Anche la luminosità è importante: una piccola area molto luminosa può avere un peso visivo enorme all'interno di una scena prevalentemente scura e diventare, senza che ce ne accorgiamo, il vero centro d'interesse della fotografia.
Per questo, quando osserviamo lo sfondo, dovremmo imparare a non considerare soltanto che cosa rappresenta, ma anche quanto pesa visivamente.
Sfondo, forme e geometrie
Lo sfondo può diventare interessante anche quando non contiene un soggetto riconoscibile, ma soltanto forme, linee, texture e geometrie.
Una parete con una particolare superficie, una successione di finestre, una serie di balconi, una recinzione oppure le ombre proiettate da un edificio possono trasformare lo sfondo in un elemento grafico della composizione.
In questo caso il rapporto con il soggetto può essere costruito attraverso analogie o contrasti: una persona può riprendere la forma di un elemento architettonico, un colore può essere ripetuto in punti diversi dell'immagine, una linea presente sullo sfondo può condurre verso il soggetto.
Lo sfondo smette così di essere semplicemente ciò che sta dietro e diventa una parte attiva del linguaggio fotografico.
Quando lo sfondo diventa il soggetto
Esiste naturalmente anche il caso opposto: lo sfondo può essere talmente importante da diventare esso stesso il vero soggetto della fotografia.
Una parete, una facciata, una superficie naturale o un paesaggio possono essere fotografati senza che sia presente un protagonista umano o un oggetto immediatamente riconoscibile. In questo caso parlare di "sfondo" può persino diventare improprio, perché non esiste più una gerarchia netta tra primo piano e secondo piano.
Questo è particolarmente evidente nella fotografia astratta e nella fotografia minimalista, dove una superficie, una texture o una combinazione di forme può costituire l'intera immagine.
La distinzione tra soggetto e sfondo, quindi, non è sempre assoluta: dipende dalla funzione che attribuiamo agli elementi all'interno della fotografia.
Lo sfondo nella fotografia di ritratto
Nel ritratto lo sfondo assume un'importanza particolare perché può cambiare radicalmente la percezione della persona fotografata.
Uno sfondo uniforme e poco contrastato può rendere il ritratto essenziale e concentrato sul volto, mentre un ambiente riconoscibile può trasformare il ritratto in una fotografia narrativa, nella quale il luogo diventa parte dell'identità del soggetto.
Possiamo quindi scegliere di isolare la persona, oppure di raccontarla attraverso il suo ambiente.
Anche la posizione del soggetto rispetto allo sfondo è importante: una maggiore distanza può facilitare la separazione e aumentare la possibilità di ottenere uno sfocato evidente, mentre una vicinanza maggiore può rendere più leggibili le relazioni tra persona e ambiente.
La scelta dipende ancora una volta dall'intenzione fotografica, non da una regola universale.
Lo sfondo nella fotografia di strada
Nella street photography lo sfondo è spesso imprevedibile e proprio per questo può diventare uno degli elementi più interessanti dell'immagine.
Una persona che attraversa una strada può improvvisamente trovarsi davanti a un manifesto, a una scritta, a una finestra o a una particolare combinazione di forme che modifica completamente il significato della scena. Il fotografo può allora aspettare che il soggetto raggiunga la posizione giusta oppure cambiare punto di ripresa per creare una relazione più interessante.
In questo genere fotografico lo sfondo può essere quindi utilizzato non soltanto per isolare il soggetto, ma per creare associazioni visive, contrasti e piccoli cortocircuiti narrativi.
È spesso proprio la relazione casuale tra persona e ambiente a rendere una fotografia di strada interessante.
Lo sfondo nel paesaggio
Nel paesaggio il concetto di sfondo cambia ancora.
Le montagne lontane, il cielo, le nuvole o le strutture presenti sull'orizzonte possono costituire il secondo o il terzo piano dell'immagine, contribuendo a dare profondità alla scena e a stabilire una gerarchia tra gli elementi.
Una fotografia di paesaggio può utilizzare un primo piano molto presente, un elemento centrale e un grande sfondo lontano, creando una successione di piani che conduce lo sguardo attraverso l'immagine.
Anche la posizione dell'orizzonte diventa fondamentale: collocarlo più in alto o più in basso significa attribuire maggiore importanza al cielo oppure alla parte terrestre della scena, collegandosi direttamente alla regola dei terzi e agli altri principi della composizione.
Cambiare punto di vista prima di cambiare obiettivo
Quando uno sfondo non funziona, la prima soluzione che ci viene in mente potrebbe essere quella di cambiare obiettivo o aprire maggiormente il diaframma.
Spesso, però, la soluzione più semplice è cambiare posizione.
Spostandoci lateralmente possiamo eliminare un elemento indesiderato; avvicinandoci possiamo escludere parte dello sfondo; abbassandoci possiamo sostituire uno sfondo caotico con il cielo; alzandoci possiamo modificare la relazione tra soggetto e terreno.
Queste piccole variazioni sono particolarmente importanti perché non richiedono strumenti aggiuntivi e ci obbligano a ragionare sulla fotografia come costruzione dello spazio.
La composizione, del resto, nasce proprio dalle scelte su cosa includere e cosa escludere dall'inquadratura.
Uno sfondo interessante non deve necessariamente essere bello
Un errore concettuale abbastanza frequente consiste nel pensare che uno sfondo efficace debba essere necessariamente esteticamente gradevole.
Non è così.
Uno sfondo può essere inquietante, disordinato, malinconico, aggressivo o apparentemente insignificante e risultare comunque perfetto per la fotografia che stiamo costruendo. Se vogliamo raccontare una situazione urbana caotica, uno sfondo ordinato e minimalista potrebbe addirittura essere meno efficace di una superficie piena di insegne, automobili e persone.
La domanda corretta non è quindi "questo sfondo è bello?", ma piuttosto "questo sfondo aiuta la fotografia?"
Questa distinzione permette di superare l'idea dello sfondo come semplice elemento decorativo e di considerarlo invece come parte del contenuto dell'immagine.
Prima di scattare, controlla quattro cose
Quando abbiamo individuato il soggetto possiamo abituarci a fare un rapido controllo dello sfondo.
Primo: osserviamo se ci sono elementi che si sovrappongono al soggetto o sembrano uscirgli dalla testa o dal corpo.
Secondo: controlliamo se esistono zone molto luminose o colori particolarmente intensi che potrebbero attirare l'attenzione più del soggetto.
Terzo: decidiamo se lo sfondo deve essere riconoscibile oppure se è preferibile renderlo meno evidente attraverso la profondità di campo, il punto di ripresa o una diversa composizione.
Quarto: chiediamoci se gli elementi presenti sullo sfondo raccontano qualcosa che vogliamo conservare oppure se possono essere eliminati semplicemente cambiando posizione.
Sono decisioni molto semplici, ma possono avere un effetto enorme sulla fotografia finale.
Lo sfondo è parte del racconto
La cosa più importante da ricordare è che non esiste uno sfondo universalmente corretto.
Uno sfondo perfettamente uniforme può essere ideale per un ritratto essenziale, ma completamente sbagliato per un ritratto ambientato; uno sfondo sfocato può isolare magnificamente un soggetto, ma può eliminare informazioni preziose; uno sfondo ricco di elementi può sembrare disordinato, ma può diventare fondamentale per raccontare una scena.
Il fotografo deve quindi decidere quale ruolo assegnargli.
Può essere invisibile, può diventare una seconda cornice, può creare contrasto, può aggiungere profondità, può contestualizzare il soggetto, può suggerire un'atmosfera oppure può trasformarsi nel soggetto stesso.
La qualità della composizione non dipende quindi dalla capacità di eliminare sempre lo sfondo, ma dalla capacità di controllarlo e utilizzarlo in funzione dell'immagine che vogliamo costruire.
Fotografare significa scegliere anche cosa lasciare dietro
Quando guardiamo attraverso il mirino o sul display della fotocamera, dovremmo provare a vedere l'immagine come un insieme unico, senza separare mentalmente il soggetto da tutto ciò che lo circonda.
Il soggetto e lo sfondo fanno parte dello stesso fotogramma e, proprio per questo, possono modificarsi reciprocamente: un soggetto molto semplice può acquistare forza grazie a uno sfondo complesso, mentre un soggetto ricco di dettagli può avere bisogno di un ambiente più essenziale; una figura piccola può acquistare importanza grazie a una grande superficie vuota, mentre una persona immersa nel proprio ambiente può raccontare molto più attraverso ciò che la circonda che attraverso il volto stesso.
Lo sfondo non è quindi il retro della fotografia: è una delle parti attraverso cui la fotografia prende forma.
Imparare a controllarlo significa imparare a controllare una parte fondamentale dello sguardo dello spettatore e, soprattutto, imparare a trasformare ciò che vediamo davanti a noi in un'immagine costruita secondo una precisa intenzione fotografica.
La composizione
La fotografia è un sapiente ed armonico gioco di tempo, luce e ombra. Io amo il gioco.
Edouard Boubat
1923, fotografo francese