Breve storia della Street Photography

Una sintesi essenziale

Come suggerisce il titolo, questa è una storia sintetica e per nulla esaustiva della Street Photography. Non vuole quindi essere una cronologia completa, né tantomeno un elenco dei suoi protagonisti.
L'obiettivo è un altro: osservare come, nel corso del tempo, siano cambiate le fotocamere, il modo di fotografare e, insieme a essi, ciò che i fotografi hanno scelto di guardare e raccontare.
Perché la storia della Street Photography è anche, in qualche modo, la storia della progressiva liberazione della macchina fotografica.

Quando le fotocamere erano ingombranti

Prima ancora che esistesse la Street Photography come genere riconoscibile, la fotografia aveva già iniziato a osservare la città.
Uno dei nomi fondamentali è quello di Eugène Atget (Libourne, 12 febbraio 1857 – Parigi, 4 agosto 1927), che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento fotografò sistematicamente Parigi: piazze, edifici, strade, vicoli, vetrine, negozi e angoli destinati a scomparire con la trasformazione della città.
Atget viene spesso considerato uno dei precursori della Street Photography, anche se definirlo semplicemente un fotografo di strada sarebbe riduttivo. Il suo lavoro è soprattutto una straordinaria forma di documentazione urbana.
Le sue fotografie venivano realizzate con apparecchiature ingombranti, lastre e tempi di esposizione relativamente lunghi. La città di Atget è quindi spesso sorprendentemente vuota. Le persone, quando compaiono, sembrano quasi elementi accidentali di un paesaggio costruito.
È un primo esempio di come la tecnologia possa influenzare ciò che viene fotografato: una macchina pesante, lenta e poco discreta invita a fotografare soprattutto ciò che può aspettare il fotografo.

L'arrivo della Leica

La situazione cambia radicalmente nel Novecento con la diffusione delle fotocamere di piccolo formato e, soprattutto, con la Leica.
La macchina fotografica diventa più piccola, leggera, veloce e facilmente trasportabile. Può essere portata con sé per strada e utilizzata senza la complessità e la lentezza delle apparecchiature precedenti.
Non nasce con la Leica la fotografia di strada, ma nasce una nuova possibilità: fotografare la strada mentre accade.
È questa una delle svolte decisive.
Tra i fotografi che comprendono immediatamente le possibilità del nuovo strumento c'è André Kertész (Budapest, 2 luglio 1894 – New York, 28 settembre 1985), soprattutto durante gli anni trascorsi a Parigi.
La città diventa così non soltanto qualcosa da documentare, ma un luogo nel quale cercare situazioni, incontri, geometrie, coincidenze e momenti irripetibili.
A Parigi, il lavoro di Brassaï (Brașov, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984), in particolare quello raccolto in Paris de nuit del 1933, porta lo sguardo anche verso la vita notturna, mentre Henri Cartier-Bresson sviluppa una delle idee destinate a diventare centrali nella fotografia del Novecento: la ricerca dell'istante in cui forme, persone e avvenimenti sembrano organizzarsi spontaneamente all'interno dell'inquadratura.
La strada non è più soltanto il soggetto della fotografia: diventa il luogo dell'evento fotografico.

La Leica di Henri Cartier-Bresson Nella foto sopra, la prima Leica (Model 1) utilizzata da Henri Cartier-Bresson

Dopo la Seconda Guerra Mondiale

Dopo la Seconda guerra mondiale, il centro dell'attenzione si sposta in larga parte verso gli Stati Uniti.
Le città americane diventano il teatro di una fotografia sempre più interessata alla vita quotidiana, alle trasformazioni sociali, all'urbanizzazione e alle persone comuni.
Fotografi come Helen Levitt (New York, 31 agosto 1913 – New York, 29 marzo 2009), William Klein (New York, 19 aprile 1926 – Parigi, 10 settembre 2022), Robert Frank (Zurigo, 9 novembre 1924 – Inverness, 9 settembre 2019) e Diane Arbus (New York, 14 marzo 1923 – Greenwich Village, 26 luglio 1971) contribuiscono, ciascuno con modalità molto diverse, a trasformare la fotografia di strada.
Non esiste più necessariamente la ricerca dell'immagine "perfetta". La strada può essere caotica, casuale, sgradevole, ironica o inquietante.
Anche Josef Koudelka (Boskovice, 10 gennaio 1938), pur non essendo americano, porta nella fotografia di strada una dimensione fortemente personale e documentaria, mentre il lavoro di Vivian Maier (New York, 1º febbraio 1926 – Chicago, 21 aprile 2009), rimasto in gran parte sconosciuto durante la sua vita e scoperto molti anni dopo, dimostra quanto la Street Photography possa anche esistere lontano dai circuiti ufficiali dell'arte e della fotografia.
La fotocamera portatile ha ormai cambiato definitivamente il rapporto tra fotografo e realtà.

New Documents

Nel 1967 il Museum of Modern Art di New York presenta New Documents, una mostra curata da John Szarkowski che diventerà fondamentale nella storia della fotografia contemporanea.
Sono presenti Diane Arbus, Lee Friedlander (Aberdeen, 14 luglio 1934) e Garry Winogrand (New York, 14 gennaio 1928 – Tijuana, 19 marzo 1984).
La mostra segna un passaggio importante: la fotografia documentaria non deve necessariamente raccontare una realtà attraverso una narrazione lineare o una dichiarazione esplicita.
Il fotografo può semplicemente guardare.
La strada diventa uno spazio nel quale trovare ambiguità, ironia, contraddizioni, casualità e situazioni prive di una spiegazione immediata.
Nello stesso periodo il colore comincia ad assumere un ruolo sempre più importante. Joel Meyerowitz, tra gli altri, dimostra che il colore può essere utilizzato anche nella fotografia di strada, aprendo una strada che negli anni successivi diventerà sempre più importante.

Gli anni '80'

Negli anni Ottanta la Street Photography è ormai una pratica consolidata.
Bruce Davidson (Oak Park, 5 settembre 1933), Bruce Gilden (New York, 16 ottobre 1946) e Martin Parr (Epsom, 23 maggio 1952 – Bristol, 6 dicembre 2025), con approcci molto diversi, ampliano ulteriormente le possibilità del genere.
La Leica M rimane uno degli strumenti simbolici della fotografia di strada: piccola, discreta, silenziosa e dotata di un sistema che permette di mantenere un rapporto molto diretto con la scena.
Ma forse è proprio in questo periodo che diventa evidente una cosa: non esiste una sola Street Photography.
Può essere documentaria o ironica, aggressiva o discreta, sociale o puramente visiva. Può cercare il momento decisivo oppure accettare il caos della strada.
La fotocamera è ormai abbastanza piccola da poter seguire il fotografo ovunque. E il fotografo può cominciare a cercare praticamente qualsiasi cosa.

Gli anni '90'

Negli anni Novanta la fotografia di strada si apre ancora maggiormente alla ricerca estetica.
Fotografi come Trent Parke (Newcastle, Australia, 20 marzo 1971) e Alex Webb (5 maggio 1952, San Francisco) lavorano sulla complessità dell'immagine, sul colore, sulla luce e sulla sovrapposizione di più elementi all'interno dell'inquadratura.
La Street Photography non deve necessariamente raccontare una storia immediatamente comprensibile.
Può essere una fotografia nella quale la storia deve essere cercata.
Le città diventano sempre più internazionali: Londra, Parigi, New York, Chicago, Tokyo, Hong Kong, Bombay e molte altre metropoli diventano luoghi nei quali fotografi diversi sperimentano linguaggi differenti.
La strada, in fondo, è sempre la stessa: cambia il modo di guardarla.

Gli anni 2000

Arriva il digitale.
Le fotocamere digitali diventano progressivamente più economiche, più compatte e più diffuse. Il fotografo non deve più preoccuparsi del costo della pellicola e può controllare immediatamente il risultato.
Cambiano anche le modalità di lavoro.
Si possono realizzare centinaia di fotografie in una sola uscita, selezionandole successivamente. La fotografia diventa più veloce, più abbondante e, progressivamente, meno costosa.
La tecnologia non modifica soltanto la fotocamera: modifica il comportamento del fotografo.

Gli anni 2010

Negli anni Dieci arriva la trasformazione più radicale.
Lo smartphone porta una fotocamera praticamente nelle tasche di tutti.
La fotografia non è più necessariamente un'attività che richiede di possedere una fotocamera: diventa una funzione integrata in uno strumento che utilizziamo continuamente.
Contemporaneamente esplodono i social network e la fotografia di strada trova un nuovo luogo nel quale essere pubblicata, condivisa e commentata.
Instagram, in particolare, contribuisce alla nascita di una nuova estetica della Street Photography: immagini quadrate, colori fortemente caratterizzati, bianco e nero, geometrie, ombre, silhouette e momenti casuali diventano immediatamente riconoscibili.
Tutti possono fotografare.
E, per la prima volta nella storia, quasi tutti possono mostrare immediatamente ciò che hanno fotografato a un pubblico potenzialmente enorme.
La Street Photography smette così di essere una pratica appartenente quasi esclusivamente ai fotografi e diventa una possibilità quotidiana.

Gli anni 2020

Negli anni Venti la trasformazione continua, ma questa volta non riguarda soltanto la fotocamera.
Riguarda il rapporto stesso tra fotografia e realtà.
Gli smartphone migliorano continuamente, le fotocamere computazionali intervengono sull'immagine già durante lo scatto e l'intelligenza artificiale diventa parte integrante dei processi di acquisizione, elaborazione e generazione delle immagini.
La fotografia computazionale può fondere più esposizioni, recuperare dettagli, modificare profondità e luminosità e produrre immagini che non corrispondono più necessariamente a ciò che l'obiettivo ha registrato in un singolo istante.
E l'intelligenza artificiale introduce un ulteriore elemento di rottura: oggi è possibile creare immagini fotorealistiche senza che davanti alla fotocamera sia mai esistita una scena reale.
Per questo la domanda contemporanea non è più soltanto:
"Che cosa hai fotografato?"
Ma anche:
"Quello che sto guardando è stato fotografato?"
È probabilmente questa la nuova frontiera della Street Photography.
La strada continua a essere lì, con le sue persone, le sue contraddizioni e i suoi istanti irripetibili. Ma mentre un tempo la tecnologia ci ha permesso di fotografarla sempre più facilmente, oggi ci costringe a interrogarci su che cosa significhi ancora fotografare la realtà.

La storia della Street Photography, quindi, potrebbe essere letta anche in questo modo: dalla macchina fotografica che non riusciva a catturare le persone in movimento, alla macchina fotografica che può catturare tutto, fino all'intelligenza artificiale che può creare ciò che non è mai accaduto.

In poco più di un secolo è cambiata la fotocamera.
Ma soprattutto è cambiato il nostro modo di guardare.


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