A cosa serve la fotografia?

Funzioni sociali e stimoli psicologici nel fare fotografia

Fotografia

Serve ancora la fotografia? La risposta è sì. Ma vorrei soffermarmi maggiormente su questa domanda per cercare di cogliere aspetti che interessano sia la storia della fotografia, sia i suoi futuri sviluppi. Dall’invenzione della prima macchina fotografica, alla commercializzazione delle prime fotocamere, fino agli attuali smartphone dotati di obiettivo fotografico non sono passati tanti anni. E in questo lasso di tempo, a livello sociale, molte cose sono cambiate: dal rapporto tra fotografia e pittura, a quello tra fotografia e realtà, alla definizione stessa di fotografia, fino alla definizione e alla funzione di fotografo professionista.

Ma andiamo con ordine, e modifichiamo la domanda che dà il titolo a questo capitolo in questa maniera: a chi serve fotografare?

Il fotografo non professionista

Al fotografo non professionista fotografare serve per catturare quegli attimi emotivi legati alla sua esistenza e a quelle delle persone a lui più care, ai luoghi che ha visitato, alle tante situazioni della vita quotidiana che, per la singola persona, meritano un qualche interesse. La fotografia, in questo senso, è legata al concetto di ricordo e di emozione. Nella storia della fotografia, la commercializzazione al grande pubblico di fotocamere rappresenta delle date importanti per il concetto sociale della fotografia stessa. La Leica I venne commercializzata a partire dal 1925, mentre la prima fotocamera della fortunata serie di Polaroid venne presentata nel 1948 da Edwin Land. Se prima della seconda guerra mondiale si doveva per necessità chiamare un fotografo professionista per immortalare su pellicola i propri cari, dopo gli anni ’50 del XX secolo comincia a diventare sempre più frequente l’utilizzo di fotocamere da parte del grande pubblico, quello dei fotografi non professionisti, chiamati - in senso anche dispregiativo - fotografi della domenica. Tra parentesi, a questo proposito, vi segnalo questo breve articolo visivo apparso su Darlin Magazine, che mette a confronto foto di uno stesso luogo fotografato da un professionista e da un fotografo amatoriale.

Diciamo dunque che dopo il 1950 - e ancor più dopo gli anni ’60 del XX secolo - con sempre maggior forza, molte persone cominciano a rinunciare al fotografo professionista e scattano loro le foto - parallelamente nel mondo Occidentale, con il boom economico, cresce la cultura del tempo libero, delle vacanze e dei viaggi organizzati. E se faccio un viaggio voglio dei ricordi. Cosa di meglio di una foto per immortalare luoghi e persone? Cosa di meglio di un selfie per dire “io c’ero”? Di nuovo tra parentesi, vi segnalo questo simpatico articolo di Gian Luca Silvagni, apparso su Nadir Magazine.

La fotografia risponde dunque ad uno stimolo psicologico ed emotivo, e al concetto del ricordo - vi riporto un post dove ben si evince l’emotività legata non solo allo scattare foto, ma anche alla dicotomia tra fotografo amatoriale e fotografo professionista e all’apparecchiatura utilizzata, ecco il link al post “Odio tutti: la fotografia”. L’esigenza di fare foto di qualità non si limita però al solo sviluppo tecnologico delle fotocamere, ma diviene esigenza anche di una parte di fotografi amatoriali. Nascono le prime scuole di fotografia che insegnano la tecnica fotografica anche a chi professionista non è. E se il fotografo amatoriale si avvicina alla fotografia professionale, alla stessa maniera, ma con forme e intenzioni diverse, la fotografia professionale si avvicina alla pittura, o meglio all’Arte. Vuole diventare artistica a tutti gli effetti - e in molti casi ci riesce.

Un selfie in barca

Il fotografo professionista

Bene, abbiamo visto a cosa serve la fotografia alla maggior parte delle persone. Adesso vediamo a cosa serve la fotografia ai fotografi professionisti. Semplice: serve a vendere foto, a guadagnare dei soldi.

Il fotografo professionista o è un fotoreporter, che viene mandato in giro per il mondo da grandi agenzie a fotografare disastri guerre sport manifestazioni... oppure è un fotografo di matrimoni, still-life, pubblicità. La funzione del fotografo ha subito via via diverse limitazioni dovute all’ampia diffusione delle fotocamere ma anche alla vendita di foto dagli stock fotografici. Insomma, l’esigenza di trovare un fotografo non è più così forte, e in molti casi le foto si acquistano in Internet o si fanno per proprio conto... anche con lo smartphone. Navigando su Flickr, tra i suoi 13 miliardi di foto e 2 milioni di gruppi, si trovano foto stupende fatte anche da fotografi non professionisti.

Fotografia professionale

Passione e professione

Una cosa che sempre mi disarma è quando faccio visita ad amici o conoscenti che mi mostrano le loro foto: una volta erano sui mezzi cartacei, adesso sempre più spesso su dispositivi mobili come iPad o smartphone, ma poco importa il mezzo. È la qualità delle foto che mi lascia perplesso. Loro le guardano compiaciuti, io non vedo l’ora che tutto finisca. Nulla di strano in questo. Il Novecento ha scoperto anche l’estetica del brutto. E a questo proposito vi invito ad osservare attentamente il lavoro del designer ed editore olandese Erik Kessels - vedi anche il post “The many lives of Erik Kessels”.

Fotografia in viaggio

Morale della favola...

Morale della favola: la tecnologia invade la nostra realtà, toglie vecchio lavoro e offre nuovi stimoli per nuovi lavori (non chiedetemi se il rapporto sia paritario o ineguale) e fare foto continua ad essere un’attività che diverte la maggior parte delle persone. Però se cominciate a fare le foto con un certo spirito e una qualche aspirazione vedrete che vi divertirete di più. Iniziate a guardare le opere di fotografi professionisti e ad imparare alcune semplici regole di composizione e vedrete che anche le vostre foto diventeranno più belle, e riceverete i primi veri e sinceri complimenti dai vostri amici...

Belle foto a tutti.