Macrofotografia: tecnica, composizione e strumenti per fotografare i dettagli

Macrofotografia

La macrofotografia è uno dei generi fotografici che più facilmente riesce a modificare il nostro modo di guardare il mondo, perché ci costringe a osservare con attenzione ciò che normalmente rimane ai margini della nostra percezione: un insetto nascosto tra l'erba, la struttura di un fiore, una goccia d'acqua, la superficie di una foglia, la corteccia di un albero o persino una piccola imperfezione sulla superficie di un oggetto possono diventare, attraverso l'obiettivo, soggetti autonomi e sorprendenti.

Non è quindi necessario partire alla ricerca di luoghi esotici o di soggetti particolarmente rari per cimentarsi con la fotografia macro; spesso è sufficiente osservare con maggiore attenzione un giardino, un balcone, un parco o anche semplicemente gli oggetti che abbiamo intorno, perché la macrofotografia nasce prima di tutto dalla capacità di vedere ciò che normalmente consideriamo troppo piccolo, troppo ordinario o troppo vicino per meritare una fotografia.

Con l'esperienza, inoltre, la ricerca del soggetto diventa soltanto una parte del lavoro, mentre acquistano sempre maggiore importanza la composizione, la qualità della luce, il rapporto tra il soggetto e lo sfondo, la profondità di campo e la scelta del punto di messa a fuoco.

Le fotografie possono essere ricordate più facilmente delle immagini in movimento, perché sono una precisa fetta di tempo anziché un flusso.

Susan Sontang

Per approfondire...

Non esistono soltanto fiori e insetti

Quando si parla di macrofotografia si pensa immediatamente a insetti, fiori e piccoli animali, ma il campo delle possibilità è molto più ampio.
Una superficie metallica può diventare un'immagine astratta, una foglia può trasformarsi in uno studio sulle geometrie e sulle texture, una roccia può rivelare una struttura che a occhio nudo difficilmente avremmo osservato, mentre una goccia d'acqua può diventare il centro di una composizione costruita quasi interamente sulla luce.

Questo è uno degli aspetti più interessanti della macrofotografia: l'ingrandimento non serve soltanto a mostrare meglio un soggetto, ma può trasformarlo in qualcosa di diverso, modificando la nostra percezione delle proporzioni e portandoci verso una fotografia descrittiva, naturalistica, astratta oppure puramente compositiva.
Per questo motivo, prima ancora di acquistare un obiettivo macro, vale la pena chiedersi che cosa vogliamo fotografare e soprattutto quale tipo di fotografia vogliamo ottenere.

Che cosa significa realmente fare macrofotografia?

In senso fotografico, la macrofotografia è legata al rapporto di riproduzione ottenuto dall'obiettivo, cioè al rapporto tra la dimensione reale del soggetto e la dimensione con cui viene proiettato sul sensore.
Un obiettivo macro con rapporto di riproduzione 1:1, per esempio, permette di ottenere sul sensore un'immagine del soggetto delle stesse dimensioni del soggetto reale. Questo non significa però che un obiettivo debba necessariamente essere 1:1 per produrre fotografie che comunemente definiamo macro: esistono soluzioni con rapporti inferiori che permettono comunque di ottenere immagini fortemente ingrandite e molto interessanti.
Il concetto importante è quindi distinguere tra la semplice capacità di mettere a fuoco da vicino e la capacità di ottenere un elevato rapporto di riproduzione.

È proprio questo rapporto, insieme alla distanza dal soggetto, alla focale utilizzata e alle caratteristiche dell'obiettivo, a determinare gran parte dell'esperienza fotografica nella macro.
Nella foto sotto: mantide religiosa sopra il tettuccio della mia auto. Non avrei avuto il tempo di prendere cavaletto, flash o altro. La fotografia è stata realizzata a mano libera. Nikon D500 con Tamron 60 mm f/2 macro @f/5.6 - 1/320" - Iso 200 Mantide religiosa

Quale obiettivo utilizzare?

La soluzione più semplice e versatile rimane un obiettivo macro dedicato, perché è progettato specificamente per lavorare a distanze ravvicinate e offrire un'elevata qualità dell'immagine anche a rapporti di riproduzione importanti.
La scelta della focale, però, dipende molto dal tipo di soggetto e dal modo in cui vogliamo fotografarlo.

Un macro da 40, 50 o 60 mm può essere molto interessante per soggetti statici come fiori, piccoli oggetti, superfici e still-life, soprattutto quando possiamo avvicinarci liberamente al soggetto. Una focale intorno ai 90 o 100 mm rappresenta invece una soluzione molto equilibrata, perché permette di lavorare a una distanza maggiore e offre una prospettiva adatta a moltissimi soggetti.

Con focali più lunghe, come 150 o 180 mm, la distanza di lavoro può aumentare ulteriormente, caratteristica particolarmente utile quando il soggetto è un insetto che potrebbe essere disturbato dalla nostra presenza.
È importante però correggere un equivoco presente in molte guide: una focale maggiore non significa automaticamente che dobbiamo stare più vicini al soggetto. A parità di rapporto di riproduzione, infatti, un obiettivo macro più lungo permette generalmente di mantenere una maggiore distanza di lavoro, ed è proprio questo uno dei suoi principali vantaggi nella fotografia naturalistica.

Si può iniziare anche senza un obiettivo macro

Uno dei vantaggi della macrofotografia è che non è necessario acquistare immediatamente un'attrezzatura specialistica.
Esistono diverse soluzioni economiche che permettono di sperimentare questo genere fotografico, tra cui i tubi di prolunga, gli anelli di inversione e le lenti close-up.
I tubi di prolunga vengono collocati tra il corpo macchina e l'obiettivo e permettono di ridurre la distanza minima di messa a fuoco, aumentando il rapporto di riproduzione. Sono una soluzione interessante perché non introducono elementi ottici aggiuntivi tra obiettivo e sensore, anche se possono comportare una perdita di luminosità e ridurre sensibilmente la distanza alla quale è possibile mettere a fuoco.
Gli anelli di inversione permettono invece di montare un obiettivo al contrario, sfruttandone le caratteristiche ottiche per ottenere rapporti di ingrandimento elevati. È una soluzione particolarmente economica e può dare risultati sorprendenti, anche se richiede maggiore attenzione nella gestione della messa a fuoco e nella protezione dell'obiettivo.
Le lenti close-up, infine, vengono applicate davanti all'obiettivo e funzionano in modo simile a una lente d'ingrandimento. La qualità varia molto in funzione della costruzione ottica: le soluzioni più economiche possono introdurre aberrazioni e perdita di nitidezza, mentre le lenti close-up di buona qualità possono rappresentare un accessorio estremamente pratico.
In tutti questi casi, però, il vantaggio economico deve essere valutato insieme alle limitazioni operative, perché un obiettivo macro dedicato rimane generalmente la soluzione più completa e prevedibile.

Nella foto qui sotto una coccinella fotografata con anello di inversione e Sigma 24 mm F/2.8 Super Wide II Macro Macrofotografia di una coccinella

La profondità di campo: il problema principale della macro

Uno degli aspetti più affascinanti, ma anche più impegnativi, della macrofotografia è la profondità di campo.
Quando ci avviciniamo molto al soggetto, la zona dell'immagine che appare realmente nitida può diventare estremamente ridotta, al punto che in determinate situazioni può essere difficile avere contemporaneamente a fuoco la testa e il corpo di un piccolo insetto.

Chiudere il diaframma permette di aumentare la profondità di campo, ma non significa che sia sempre sufficiente utilizzare aperture molto piccole. A valori estremamente chiusi, infatti, la diffrazione può ridurre progressivamente la nitidezza dell'immagine, vanificando almeno in parte il vantaggio ottenuto aumentando la zona a fuoco.

La scelta del diaframma diventa quindi un compromesso tra profondità di campo, qualità ottica, tempo di posa e resa dello sfondo.
Nella macrofotografia, inoltre, non sempre avere tutto perfettamente a fuoco è un vantaggio. Una profondità di campo ridotta può diventare uno strumento espressivo, perché permette di isolare un dettaglio e lasciare che tutto il resto dell'immagine scivoli progressivamente fuori fuoco.

La fotografia macro non deve quindi necessariamente mostrare tutto: può anche scegliere deliberatamente che cosa mostrare e che cosa lasciare nell'indeterminatezza.

Messa a fuoco e micromosso

Quando lavoriamo a distanze molto ravvicinate, anche uno spostamento minimo della fotocamera può modificare sensibilmente il punto di messa a fuoco.
Per questo la macrofotografia richiede una certa precisione, soprattutto quando il soggetto è molto piccolo e la profondità di campo estremamente ridotta.

Il treppiede può essere prezioso quando il soggetto è statico e la luce disponibile non consente di utilizzare tempi sufficientemente rapidi, ma non rappresenta sempre la soluzione migliore: fotografando un insetto, per esempio, la possibilità di muoversi rapidamente e seguire il soggetto può essere molto più importante della stabilità assoluta dell'attrezzatura.
In molte situazioni diventa quindi necessario trovare un equilibrio tra stabilità e libertà di movimento, utilizzando eventualmente tempi di posa abbastanza rapidi da congelare sia il movimento della fotocamera sia quello del soggetto.

Anche la messa a fuoco manuale può rivelarsi particolarmente efficace, soprattutto quando il soggetto occupa una parte molto piccola dell'inquadratura e l'autofocus tende a cercare un punto diverso da quello che abbiamo scelto.

La composizione conta anche nella macrofotografia

La grande quantità di dettagli che possiamo registrare non deve farci dimenticare che una fotografia macro è comunque una fotografia e, come tale, deve funzionare anche dal punto di vista compositivo.
È facile lasciarsi affascinare dall'ingrandimento di un fiore o dalla complessità di un insetto e dimenticare completamente ciò che si trova intorno al soggetto; tuttavia, proprio perché nella macro una piccola parte dell'ambiente può occupare una porzione significativa dell'inquadratura, lo sfondo diventa spesso importante quanto il soggetto principale.
Un filo d'erba, una foglia fuori fuoco o una zona troppo luminosa possono attirare l'attenzione e compromettere una composizione altrimenti efficace.
Prima di premere il pulsante di scatto conviene quindi osservare l'intero fotogramma, cercando di capire non soltanto se il soggetto è nitido, ma anche se lo sfondo accompagna la fotografia oppure la disturba.
A volte è sufficiente cambiare di pochi centimetri il punto di ripresa per trasformare completamente l'immagine.

Cambiare punto di vista

Nella fotografia macro il punto di vista assume un'importanza particolare perché pochi centimetri possono modificare radicalmente il rapporto tra soggetto e sfondo.
Fotografare un fiore dall'alto produce un'immagine molto diversa rispetto a fotografarlo alla sua stessa altezza, mentre un insetto ripreso frontalmente può assumere una presenza completamente differente rispetto allo stesso soggetto fotografato lateralmente. Per questo motivo non conviene fermarsi alla prima posizione dalla quale il soggetto appare interessante.

Muoversi, abbassarsi, cambiare angolazione, cercare uno sfondo più uniforme o aspettare che la luce cambi possono essere operazioni molto più importanti dell'acquisto di un nuovo accessorio.

La luce nella macrofotografia

La luce naturale è spesso la soluzione più semplice e più interessante, soprattutto quando permette di ottenere una modellazione delicata del soggetto.
La luce laterale può evidenziare texture e superfici, mentre una luce più morbida può rendere l'immagine meno contrastata e più uniforme. Anche il controluce può essere molto efficace, specialmente con foglie, petali, ali di insetti e altri soggetti semitrasparenti.
Quando la luce è troppo dura, invece, può essere utile utilizzare un piccolo pannello riflettente oppure un diffusore, strumenti semplici che consentono di modificare la qualità della luce senza dover necessariamente ricorrere a un sistema di illuminazione complesso.
Il flash può naturalmente essere utilizzato, ma dovrebbe essere considerato uno strumento creativo e tecnico, non semplicemente una fonte di luce da utilizzare quando manca la luce naturale.

Un'illuminazione artificiale ben controllata può infatti congelare il movimento di un soggetto, modellare un insetto o rendere più leggibile un dettaglio, mentre una luce frontale e piatta rischia di eliminare proprio quelle ombre che contribuiscono alla percezione della tridimensionalità.

Tubi di prolunga, anelli di inversione e altri accessori

Gli accessori per la macrofotografia possono essere numerosi, ma non è necessario utilizzarli tutti.
I tubi di prolunga sono particolarmente interessanti per aumentare il rapporto di riproduzione di obiettivi già posseduti, anche se riducono la distanza minima di messa a fuoco e possono rendere più impegnativa la gestione della luce.
Gli anelli di inversione permettono di sperimentare rapporti di ingrandimento molto elevati con una spesa contenuta, ma richiedono attenzione perché l'obiettivo viene utilizzato in una configurazione diversa da quella prevista normalmente.
Le lenti close-up sono semplici da utilizzare e possono essere montate rapidamente davanti all'obiettivo, risultando particolarmente pratiche per chi vuole avvicinarsi alla macro senza modificare il proprio corredo.
I pannelli riflettenti e i diffusori possono invece avere un'importanza enorme, pur essendo accessori molto semplici, perché permettono di controllare la luce e ridurre le ombre troppo dure.
Il treppiede rimane utile soprattutto quando fotografiamo soggetti statici, mentre per gli insetti e per i soggetti in movimento può essere preferibile lavorare a mano libera con tempi di posa sufficientemente rapidi.

Focus Stacking: quando una fotografia non basta

Quando la profondità di campo disponibile in un singolo scatto non è sufficiente, possiamo ricorrere al Focus Stacking, una tecnica che consiste nel realizzare più fotografie dello stesso soggetto cambiando progressivamente il punto di messa a fuoco e successivamente unirle in post-produzione.
Il risultato finale può avere una profondità di campo molto più ampia rispetto a quella ottenibile con una singola fotografia.
La tecnica è particolarmente utile nella macrofotografia, dove la profondità di campo può essere così ridotta da rendere impossibile ottenere nitide contemporaneamente tutte le parti importanti del soggetto. È però necessario che il soggetto rimanga il più possibile immobile durante la sequenza, perché eventuali movimenti possono creare artefatti durante l'unione delle immagini.
Il Focus Stacking non deve comunque essere considerato soltanto come una soluzione tecnica: decidere di mostrare contemporaneamente molte parti del soggetto significa anche compiere una scelta estetica, che può rendere l'immagine più descrittiva e analitica rispetto a una fotografia costruita invece sulla selettività della messa a fuoco.

La foto sotto è stata realizzata con la tecnica del Focus Stacking. Ho unito più foto per aumentare la profondità di campo - i funghetti erano davvero piccoli! Nikon D500 con Tamron 60 mm f/2 macro Mushroom

Macrofotografia e fotografia computazionale

Il principio del Focus Stacking è interessante anche perché mostra come la fotografia digitale abbia progressivamente spostato alcuni problemi dal piano puramente ottico a quello della combinazione di più immagini.
La fotografia computazionale utilizza infatti procedimenti analoghi in diverse situazioni, acquisendo più informazioni e combinandole successivamente per produrre un'immagine che sarebbe difficile ottenere attraverso un singolo scatto. Anche gli smartphone possono utilizzare tecniche di fusione di più immagini per aumentare la profondità di campo nelle modalità macro o per migliorare la resa complessiva della fotografia.
Questo non significa che la fotografia macro tradizionale sia diventata inutile, ma rende ancora più interessante il confronto tra ciò che può essere ottenuto attraverso l'ottica e ciò che può essere costruito attraverso il software.

Fotografare significa anche imparare a osservare

La macrofotografia può essere affrontata con attrezzature molto diverse, da una semplice compatta fino a una mirrorless o una reflex dotata di un obiettivo macro professionale, ma nessuna di queste soluzioni sostituisce la capacità di osservare.
Un buon obiettivo può aumentare il livello di dettaglio, un treppiede può migliorare la stabilità, un diffusore può rendere più controllabile la luce e il Focus Stacking può aumentare la profondità di campo, ma la fotografia continua a dipendere dalla scelta del soggetto, dal momento dello scatto e soprattutto dal modo in cui decidiamo di costruire l'immagine.
È proprio questo, probabilmente, l'aspetto più interessante della macrofotografia: quando iniziamo a guardare davvero da vicino, il mondo quotidiano smette di essere soltanto lo sfondo delle nostre giornate e diventa una raccolta quasi inesauribile di forme, colori, superfici e piccoli eventi fotografici.
Un giardino può diventare così un piccolo laboratorio fotografico, nel quale esercitarsi non soltanto con la tecnica, ma soprattutto con lo sguardo.

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